Bimba morta a Bordighera: la testimonianza drammatica delle sorelline su Beatrice

lunedì, 1 Giugno 2026
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Sono drammatiche le parole della sorellina di 9 anni di Beatrice, la bambina di due anni morta il 9 febbraio a Bordighera, in provincia di Imperia, per le percosse inflitte dalla madre Manuela Aiello e dal compagno Manuel Iannuzzi. “Più la tenevi su e più la testa cadeva in avanti. Aveva corpo e labbra viola. Già lì stava molto male”, le parole della sorellina sconvolta davanti agli inquirenti. Una testimonianza agghiacciante, agli atti dell’inchiesta che ha portato agli arresti di sabato scorso.

Bimba morta a Bordighera, mesi di violenze sulla piccola Beatrice

Dai verbali degli investigatori emerge un quadro devastante. Da mesi, Beatrice veniva picchiata selvaggiamente ogni volta che piangeva di notte — schiaffi, calci, pugni, pedate, frustate con fili elettrici e cinture, sbattuta contro muri, finestre e pavimento. La coppia, insieme da pochi mesi, viveva nel degrado, tra sporcizia e alcol.

“La picchiava ogni giorno anche lei”,
riferisce chi li conosceva “Manuela era una donna violenta”. Il più brutale era comunque Iannuzzi. Se le sorelline osavano protestare o chiedere aiuto, la risposta erano botte e bestemmie.

Le due bambine — 9 e 7 anni — hanno tentato più volte di salvare la sorellina. Più volte avevano implorato la mamma e Iannuzzi di chiamare i soccorsi”, racconta al Corriere della Sera Alberto Lari, procuratore capo di Imperia, che ha condotto l’indagine insieme alla pm Veronica Meglio. Richieste rimaste inascoltate.

Le 33 pagine dell’ordinanza ricostruiscono ogni dettaglio. Quando le condizioni di Beatrice erano già gravissime, Iannuzzi tentò una disperata rianimazione: “Le ha fatto la doccia — racconta la sorellina maggiore —, sentivamo dei colpi”. In precedenza c’erano state altre botte: “Lei urlava, lui diceva “sta zitta, non è niente”. La bambina vede Bea in fin di vita: “Le alzavo il braccio, cadeva”. Poi sbotta con la madre, che le aveva rinchiuse in una stanzetta: “Ti ho chiamata tre volte! Che dovevo fare? Ma davvero date la colpa a me?”.

All’alba del 9 febbraio Iannuzzi sveglia le bambine: “Non andate a scuola, è successo un casino”. La madre le fa salire in auto e affida alla maggiore un fagottino rosso con dentro Beatrice — con ogni probabilità già morta. “Tienila tu, perché io non la lego”, le dice. Prima di lasciare la casa di Perinaldo per raggiungere quella di Bordighera, dove sarà chiamato il 118. Solo mesi dopo, in una struttura protetta e lontano dalla madre, le bambine hanno svelato tutto.

Gli arresti e le accuse: maltrattamenti aggravati dalla morte

Grazie alla coraggiosa testimonianza delle sorelline, l’inchiesta ha svoltato sabato con i nuovi arresti. L’accusa è di maltrattamenti aggravati dalla morte della vittima, reato che prevede pene più severe rispetto all’omicidio preterintenzionale, già contestato alla madre al momento del primo fermo. Il provvedimento le è stato notificato direttamente in carcere.

Mercoledì sono fissati gli interrogatori di garanzia. Iannuzzi dovrà rispondere anche del ritrovamento di due chili di tritolo nella casa dove viveva — intestata al padre.

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