Festa della Repubblica. Un volume racconta la storia del Tricolore, ecco come

martedì, 2 Giugno 2026
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«La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni». Così recita l’articolo 12 della Costituzione della Repubblica italiana. Dietro questa formulazione, apparentemente essenziale, si dispiega tuttavia una storia articolata e stratificata: attraverso quali trasformazioni istituzionali e simboliche il Tricolore è giunto a divenire l’emblema più riconoscibile della Repubblica italiana, e quale significato assume oggi nella coscienza civile del Paese?

A questi e  altri interrogativi risponde Maria Teresa Antonia Morelli, docente di Storia delle istituzioni politiche presso l’Università degli Studi Link di Roma, nel volume “Il Tricolore della Repubblica. Una storia istituzionale”, recentemente pubblicato dalla storica casa editrice Studium nella collana “Universale”.

Il volume ricostruisce, con rigore storiografico e sulla base di un’ampia ricerca archivistica, la vicenda del Tricolore italiano dalle sue origini fino all’età contemporanea, seguendone l’evoluzione simbolica, politica e istituzionale nel quadro dei processi che hanno accompagnato la costruzione dell’identità nazionale e repubblicana.

La pubblicazione di questo saggio acquista un significato particolarmente rilevante oggi, 2 giugno, Festa della Repubblica italiana e ricorrenza di uno snodo decisivo della sua storia costituzionale.

Il referendum istituzionale del 1946, svoltosi contestualmente all’elezione dell’Assemblea costituente avvenuta con suffragio universale esteso anche alle donne, segnò il passaggio dalla monarchia alla Repubblica e inaugurò una fase di ricostruzione democratica dello Stato nel difficile contesto del Secondo dopoguerra, dopo la frattura prodotta dal fascismo.

In questa prospettiva, la bandiera viene presentata come simbolo della continuità storica della nazione, nonché come emblema della sua ridefinizione in senso democratico.

L’indagine, che prende avvio dal 6 novembre 1796, data della prima attestazione documentata dell’impiego del Tricolore quale insegna dei reparti militari italiani affiancati alle armate napoleoniche durante la prima campagna d’Italia, si estende fino ai nostri giorni;

Particolare attenzione viene affidata nell’ultimo capitolo alla presidenza della Repubblica di Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006) a cui si deve la definitiva riappropriazione popolare e istituzionale della bandiera, così come alle ultime pronunce della Corte Costituzionale sul tema, in particolare la sentenza n. 183 del 2018.

La prefazione al volume è firmata da Francesco Bonini, docente di Storia delle istituzioni politiche e Rettore della LUMSA, che propone una riflessione di ampio respiro storico-costituzionale sul significato del Tricolore nella vicenda nazionale italiana.

Attraverso una lettura attenta del processo di “costituzionalizzazione” della bandiera, Bonini ne ricostruisce l’evoluzione simbolica e istituzionale, collocandola in una prospettiva comparata che richiama, in particolare, il caso paradigmatico del Belgio e l’esperienza francese.

In quest’ottica, l’approdo del Tricolore all’articolo 12 della Costituzione repubblicana appare tutt’altro che una mera formalizzazione normativa: esso rappresenta, piuttosto, il riconoscimento costituzionale di un simbolo capace di condensare memoria storica e appartenenza civile. La bandiera viene così interpretata quale espressione di quella civic culture che accompagna i processi di legittimazione democratica e di costruzione dell’identità nazionale nello spazio pubblico contemporaneo.

La struttura del volume si articola in due grandi sezioni tematiche, che si sviluppano attraverso il flusso dei sette capitoli che compongono il testo.

Nella prima parte, l’attenzione dell’autrice è rivolta alle scelte dell’Assemblea costituente e ai processi che condussero alla definizione della bandiera e dell’emblema della Repubblica.

La seconda parte indaga invece la fase dell’attuazione costituzionale, affrontando le politiche istituzionali, la normativa sull’esposizione della bandiera e sul vilipendio, l’incontro con i simboli dell’Unione Europea, fino alla successiva istituzione della Festa della bandiera.

Leggere questo saggio storico oggi, in occasione della Festa della Repubblica, significa comprendere che il Tricolore italiano è anzitutto un simbolo che supera le divisioni politiche per farsi “segno rappresentativo condiviso di unità, solidarietà e uguaglianza”.

Come dimostrano le fonti citate all’interno dell’opera, la bandiera italiana ha avuto un ruolo attivo come cuore pulsante di una moderna “religione civile”, capace di generare un diffuso senso di appartenenza e orgoglio civico.

​Esso si configura, infatti, come l’inestricabile fille rouge che unisce idealmente il Risorgimento, la Resistenza e la Repubblica.

In questa triade, il Risorgimento incarna il momento fondativo dell’unità e dell’indipendenza nazionale, la Resistenza segna la rigenerazione morale del Paese e la Repubblica rappresenta la definitiva istituzionalizzazione dei principi di libertà e di sovranità popolare, così come concepita nell’articolo 1 della Costituzione.

​L’opera di Morelli ci consegna, in definitiva, un messaggio di straordinaria attualità: il Tricolore è l’incarnazione visibile e performativa del nostro patto costituzionale.

La sua forza risiede proprio in questa capacità di attraversare epoche diverse senza esaurirsi in nessuna di esse: nato nelle pieghe del Risorgimento, ridefinito dalla tragedia della guerra e della dittatura, riaffermato dalla scelta repubblicana e nella stagione contemporanea dell’integrazione europea, il Tricolore si configura come una narrazione continua della nazione.

Oggi, vederlo sventolare accanto alla bandiera europea non diluisce il suo valore simbolico, ma lo proietta verso un orizzonte più vasto di valori condivisi.

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