Con la scomparsa di David Hockney , spentosi a 88 anni a poche settimane dal suo ottantanovesimo compleanno, si chiude uno dei capitoli più audaci e trasformativi dell’arte contemporanea. Il genio britannico ha saputo ridefinire la prospettiva contemporanea muovendosi con assoluta libertà espressiva tra le celebri piscine californiane, i paesaggi dello Yorkshire e la pittura digitale su iPad, lasciandoci in eredità un linguaggio visivo inconfondibile e oltre settant’anni di incessante sperimentazione tecnica, cromatica e concettuale.
Nato nel 1937 a Bradford, nel cuore dello Yorkshire, Hockney compie la sua prima formazione al Bradford College of Art per poi approdare al prestigioso Royal College of Art di Londra. Qui si impone rapidamente al centro di una generazione dorata di giovani autori destinati a scardinare i canoni accademici del dopoguerra. Pur venendo spesso catalogato all’interno dei confini della Pop Art – accanto a figure del calibro di Peter Blake – il suo percorso manifesta sin dagli esordi una traiettoria radicalmente autonoma, mossa da una fortissima componente narrativa, intimista e autobiografica.
La vera svolta identitaria ed estetica matura però negli Anni Sessanta, quando decide di trasferirsi a Los Angeles. È un vero e proprio sradicamento cromatico: il passaggio dai toni plumbei, nebbiosi e industriali del nord dell’Inghilterra all’esplosione di azzurri tersi, rosa pastello e gialli accecanti della West Coast rimodella radicalmente la sua tavolozza e, di conseguenza, ridefinisce l’immaginario visivo del secondo Novecento. Nella luce californiana, tra le ville geometriche e l’orizzonte piatto della boscaglia suburbana, Hockney trova il suo scenario ideale.
“Ci vogliono settimane per dipingere un evento che nella realtà dura appena due secondi: lo spruzzo d’acqua in una piscina.” — David Hockney sul paradosso del tempo in A Bigger Splash
I due secondi più famosi dell’arte e il mito della piscina
È proprio in questo contesto che prendono vita le celeberrime vedute di piscine e interni domestici, immagini entrate stabilmente nella memoria collettiva globale. Mentre i mercati celebrano il trionfo assoluto dell’astrazione e dell’espressionismo concettuale, Hockney sceglie con coraggio di rimanere un pittore strettamente figurativo. Tuttavia, la sua non è una semplice replica del reale, bensì una sofisticata indagine speculativa sui meccanismi della visione e sul paradosso temporale della pittura.
Il capolavoro A Bigger Splash (1967) riassume perfettamente questa ossessione: l’artista impiega settimane di rigorosa e geometrica precisione tecnica per fissare sulla tela un evento dinamico e transitorio – lo spruzzo sollevato da un tuffo – che nella realtà si consuma in una frazione di secondo. Questo contrasto tra la fugacità del vissuto e la pazienza quasi monastica dell’esecuzione pittorica rappresenta uno dei contributi teorici più densi della sua intera produzione.
Questa centralità sul mercato ha trovato il suo apice commerciale nel novembre del 2018, quando il dipinto Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) è stato battuto all’asta da Christie’s a New York per l’astronomica cifra di 90,3 milioni di dollari. Un record storico che lo ha consacrato per lungo tempo come l’artista vivente più quotato al mondo, certificando un impatto economico e culturale di proporzioni storiche.
Dall’obiettivo all’iPad: l’eterno sperimentatore
Hockney non è mai rimasto prigioniero del proprio passato o del successo commerciale delle sue icone pop. Al contrario, ha vissuto la sua intera esistenza come un instancabile pioniere tecnologico. La sua fascinazione per la prospettiva lo porta a decostruire i limiti della fotografia tradicional già negli Anni Ottanta, attraverso i celebri collage fotografici (i joiners) realizzati accostando decine di Polaroid o scatti da punti di vista differenti, scardinando la visione monoculare di matrice rinascimentale per restituire la complessità del movimento dell’occhio umano.
Con lo stesso spirito anti-accademico e privo di snobismi, Hockney ha successivamente abbracciato i fax, le fotocopiatrici, i primi computer e, infine, gli schermi digitali di iPhone e iPad. Lungi dal considerare la tecnologia una minaccia per la pittura tradizionale, vi ha scorto un mezzo straordinario per registrare la luce in tempo reale, senza i tempi di attesa dell’essiccazione dei pigmenti. Per Hockney l’arte non è mai dipesa dal supporto materiale, ma esclusivamente dall’acutezza dello sguardo e dalla qualità intellettuale del processo visivo.
La natura, le committenze pubbliche e l’ultimo invito a rallentare
Negli ultimi decenni della sua vita, l’artista era tornato a rivolgere la propria attenzione al paesaggio puro, celebrandone la maestosa lentezza e le mutazioni stagionali prima nell’amato Yorkshire e successivamente in Normandia. La monumentale serie A Year in Normandie, sviluppata proprio su tablet durante i mesi dell’isolamento, costituisce la sintesi ideale della sua intera poetica: un fregio continuo che si sviluppa nello spazio, un invito esplicito a rallentare e a riscoprire il valore profondo dello sguardo in un’epoca bulimica, dominata dalla velocità effimera delle immagini digitali.
Accanto alla ricerca intima e ai grandi cicli paesaggistici, Hockney ha mantenuto un dialogo vivissimo con la sfera pubblica. Tra gli interventi tardivi più celebri si colloca la straordinaria vetrata realizzata per l’Abbazia di Westminster, commissionata per celebrare il regno della Regina Elisabetta II e installata nel transetto nord al posto della Queen’s Window. Concepito interamente su iPad e magistralmente tradotto in vetro cattedrale dal Barley Studio di York, il progetto raffigura una scena bucolica ispirata alla fioritura dei biancospini dello Yorkshire, in un perfetto equilibrio tra essenzialità formale e profonda stratificazione culturale.
Con la stessa generosità intellettuale si ricorda la celebre copertina realizzata nel periodo della pandemia per British Vogue, un paesaggio dell’East Yorkshire nato dall’osservazione quotidiana e finalizzato a una raccolta fondi per le organizzazioni impegnate in prima linea contro il Covid-19. Un gesto che dimostra come Hockney abbia saputo unire, come pochissimi altri maestri del nostro tempo, una straordinaria popolarità di massa a un’incessante, rigorosa e aristocratica ricerca intellettuale sulla luce, sullo spazio e sul mistero stesso del vedere.
Vittorio Zenardi



