Ha lasciato definitivamente il carcere Alberto Stasi. Questa mattina, intorno alle 11, è uscito per l’ultima volta dalla casa circondariale di Bollate, dove era entrato il 12 dicembre 2015 dopo che era diventata definitiva la condanna a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco.
L’uscita non è avvenuta davanti ai cronisti: Stasi ha lasciato il penitenziario da un accesso secondario, accompagnato dalla sua legale Giada Bocellari. In mattinata aveva già impacchettato i propri effetti personali in tre valigie, salutando compagni di cella, agenti, educatori e il direttore del carcere, chiudendo di fatto un percorso durato oltre dieci anni tra detenzione, lavoro esterno e semilibertà.
Il via libera è arrivato dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha disposto l’affidamento in prova ai servizi sociali. Nell’ordinanza si sottolineano “il percorso positivo in carcere e in semilibertà” e le relazioni favorevoli degli operatori penitenziari. La Procura generale aveva espresso parere positivo, rendendo di fatto probabile la decisione finale.
Negli ultimi anni Stasi aveva già ottenuto il lavoro esterno come contabile e, dal 2025, la semilibertà, che gli consentiva di uscire quotidianamente dal carcere. Ora, con la nuova misura alternativa, potrà condurre una vita più autonoma, pur con prescrizioni come il permanere in Lombardia e il rispetto delle regole imposte dall’affidamento.
Per il futuro è pronto un appartamento nel Milanese, mentre non rientrerà a vivere a Garlasco. La difesa ha ribadito che il percorso di revisione del processo resta aperto, soprattutto alla luce delle nuove indagini della Procura di Pavia che vedono indagato Andrea Sempio.
Per la difesa, l’affidamento “non è un fine pena” ma rappresenta comunque un passaggio decisivo: Stasi, pur continuando a proclamarsi innocente, lascia il carcere dopo un lungo percorso rieducativo che lo ha riportato progressivamente alla vita esterna.
