Usa-Iran: accordo raggiunto, venerdì si firma la pace a Ginevra. Ecco gli scenari

lunedì, 15 Giugno 2026
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Si è trovata finalmente una quadra e nella notte giunge come un fulmine a ciel sereno la notizia dell’accordo di pace tra Usa e Iran. Prevista per venerdì in Svizzera la firma tra i due Paesi. Al centro del memorandum: la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz senza pedaggi e fine immediata delle ostilità. Teheran estende il cessate il fuoco anche al Libano. Sul nucleare è prevista un’intesa definitiva entro 60 giorni. Una scadenza secca: in caso contrario Washington fa sapere che riprenderà gli attacchi. Il gruppo degli alleati Regno Unito, Francia, Germania e Italia si dice dal canto suo pronto a revocare alcune sanzioni contro l’Iran. Ma con una condizione netta: “L’Iran non dovrà mai acquisire armi nucleari”. A ribadirlo i quattro paesi europei con l’Italia in testa. Concordi i leader. Soddisfatto il presidente del consiglio Giorgia Meloni che parla di “occasione di pace da cogliere” e conferma il sostegno italiano al processo diplomatico, ringraziando Qatar e Pakistan per la mediazione. I vertici UE Costa, Von der Leyen e Kallas chiedono piena attuazione dell’accordo: “Ora le armi devono tacere”. Fanno sapere con delle dichiarazioni congiunte. Una notte da ricordare questa del 15 giugno quando i rumors e le voci di corridoio sul possibile cessate il fuoco si rincorrevano già dall’inizio week end, delusi dai raid israeliani che persistevano in Libano i leader dei paesi europei preludevano il peggio. Keir Starmer oggi ha definito l’intesa tra Iran e Usa: “un passo avanti estremamente importante” e annuncia la disponibilità di Londra a sostenere la riapertura di Hormuz, anche con la missione multilaterale difensiva pianificata con Parigi. Ma vediamo quali saranno gli scenari: l’accordo sposta la crisi dal campo militare a quello diplomatico. Hormuz è il punto chiave: da lì passa il 20% del petrolio mondiale. Riaprirlo subito calma i mercati e toglie pressione all’economia globale. Sul nucleare invece Trump fissa un ultimatum di 60 giorni per chiudere il cerchio: è la mossa che gli permette di rivendicare vittoria senza rilanciare i raid subito. L’Europa entra a gamba tesa sulle sanzioni, ma resta ai margini del negoziato diretto USA-Iran. Venerdì a Ginevra si firma la tregua, non la pace. I prossimi 60 giorni saranno il vero banco di prova: se l’uranio arricchito verrà “declassato” sotto controllo ONU, la guerra resta chiusa. Se il tavolo salta, Trump ha già annunciato il ritorno ai raid. Tra l’occasione di pace di Meloni e la minaccia di Trump passa tutta la fragilità dell’intesa. Hormuz riapre oggi. Un bel regalo di compleanno anche per il Tycoon che all’alba dei suoi 80 anni è prossima alla firma della fine delle ostilità di un conflitto che ha piegato economia e asset mondiale.

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