Due pantere nere con lo sguardo fiero e vittorioso e al contempo sinuoso ed elegante accolgono i visitatori della mostra di Giovanni Raspini. Il nuovo capitolo del celebre architetto e scultore, designer italiano di un marchio globale che ha saputo amalgamare sapientemente la raffinatezza dell’argento al fascino animalier, con quella visione moderna che solo i veri creativi riescono ad infondere, esprime tutta la sua maestria con ventotto creazioni di alta gioielleria: collane, bracciali, anelli e orecchini in argento, bronzo e gemme. Incontriamo il Maestro Raspini in occasione dell’opening della tappa romana di Panthère Noire nella settecentesca Coffee House di Palazzo Colonna. L’esposizione, dopo aver toccato Milano, arriva nella Capitale per poi proseguire il tour dal 25 settembre al 4 ottobre 2026 a Firenze presso la Loggia Rucellai, recente acquisto della maison toscana.

Per la prima volta rispetto alle sue due precedenti esposizioni, inserisce dei gioielli scultura che andranno in vendita. Un desiderio dettato dalla richiesta della sua clientela?
Esattamente, abbiamo la tradizione di fare delle mostre di pezzi unici, avevamo però tantissime richieste di acquisto e non volevamo dire al nostro pubblico che non potevano avere le creazioni, in questo caso due collane sono acquistabili, quindi sono sufficientemente importanti per stare in mostra e al contempo accessibili per essere vendute presso i nostri rivenditori.
Che emozioni si prova a fare una mostra itinerante, che parte da Milano, la capitale della moda, arriva nella capitale della politica e poi si chiuderà a Firenze alla Loggia Rucellai di cui ha curato la ristrutturazione?
In realtà le nostre creazioni si trovano in maniera permanente all’interno della Loggia Rucellai, che abbiamo ripulito e adattato alle nostre necessità, non completamente restaurato. Pensare che in quel pavimento ci ha camminato Michelangelo è un’emozione, è un valore. Detto questo, queste tre città sono tutte fonte di ispirazione. Milano con le sue suggestioni, grazie al legame con la moda e gli affari, Roma inutile descrivere l’intensità del tipo di ispirazione che ci può dare e poi Firenze la nostra casa, la chiusura di un cerchio. Sono tre luoghi importanti che meritano attenzione, dove abbiamo voluto portare il lavoro del nostro gruppo e della nostra comunità.

Partendo da questa collezione ci sono dei pezzi con delle lavorazioni notevoli come la collana Snow Leopard con i cristalli di rocca.
In questo caso abbiamo realizzato un leopardo che si nasconde fra i cristalli di rocca, l’utilizzo delle pietre dure ci ha ispirato a collegarlo al modellato plastico che rappresenta questi felini aggressivi e con i i loro elementi; gli artigli, le zanne e anche le costole. Si possono fare gioielli con qualsiasi tipo di materiali, non è vero che i monili sono solo in oro o in argento, si possono realizzare in legno, plastica, acciaio, c’è una possibilità infinita di progettazione.

Lei è un grande creativo.
Se mi posso permettere sono il coordinatore, il regista, per tutta la vita ho cercato di selezionare i migliori: artigiani, disegnatori, incisori e di coinvolgerli in un progetto. Mi sento come il selezionatore di una squadra di calcio. La palla in rete la buttano quelli bravi e cercando di dialogare con gli artigiani più capaci riesco a fare qualcosa di alto, però la loro abilità è fondamentale, senza di quella non si può far nulla.
Quanto è difficile oggi trovare una manodopera specializzata in un momento storico così particolare come quello che viviamo?
Il problema della manodopera è comune a tutte le attività manifatturiere. Noi abbiamo un fortissimo legame con le scuole, io stesso insegno, racconto di quello che facciamo, è una forma di volontariato, poter orientare i giovani, specialmente nell’ultimo anno di gioielleria, lo ritengo fondamentale perché a volte escono con delle idee forvianti, io infondo loro il mio contributo. Detto questo, i professori spesso mi hanno portato i migliori studenti, i nostri collaboratori più talentuosi vengono proprio dalle scuole di gioielleria.

Da cosa nasce la sua passione per l’animalier?
Le cose si evolvono e nella creazione prendono delle pieghe inaspettate, non si decide mai a priori. Noi siamo specializzati nella fusione a cera persa che necessariamente porta con sé delle non geometrie, delle cose imperfette, quindi siamo legati al mondo organico. Dal mondo organico al mondo degli animali, delle conchiglie, delle piante, delle texture il passo è breve, quindi gli animali sono protagonisti totali di questo saper fare.
Proprio queste pantere sono state realizzate a cera persa.
Totalmente, siamo partiti nella scultura dal modellato in creta. Le pantere sono state eseguite con la tecnica con cui si realizzavano le statue duemilacinquecento anni fa, non c’è nessuna differenza da allora. Sono otto pezzi fusi e saldati insieme, poi patinati a fuoco, ma derivano da un modellato plastico fatto prima in creta, naturalmente in cera e poi dopo fuso in bronzo.

Grazie a queste mostre che organizza entra in connessione con il pubblico, quando accoglie i visitatori, che sono poi i suoi collezionisti ed appassionati del brand, cosa le lascia questa esperienza?
Siamo artisti, siamo artigiani, siamo un’azienda, una comunità che impiega circa duecento persone, quindi siamo prima di tutto un soggetto economico che non potrebbe vivere senza degli interlocutori che dandoci la loro scelta e quindi acquistando i nostri pezzi ci consentono di vivere. Come si dice “costumer is the boss”, per noi i clienti sono non solo i depositari della nostra attenzione, ma i nostri associati più importanti. Soddisfare i nostri clienti non è piegare un’impostazione artistica verso un’azione commerciale è semplicemente capire i loro gusti, i loro desideri e realizzare quello che loro si aspettano da noi.
L’animale che più potrebbe rappresentarla?
Io sono un “coccodrillista”.
Come mai?
Per chi lavora l’argento questo è un materiale che si lavora in chiaroscuro, è acromatico quindi le squame del coccodrillo una volta realizzate in argento, brunite e lucidate consentono una profondità, una variazione di temi. La pelle del coccodrillo è il sogno di qualsiasi argentiere, così come le squame del serpente o anche quelle della tartaruga. Per noi che veniamo dalla tradizione della lavorazione dell’argento in fusione, poi brunito e lucidato nulla come la pelle del coccodrillo riesce a darci degli effetti così chiaroscurali e di bassorilievo.
Non a caso tante sue creazioni per la casa, come i vassoi, hanno i coccodrilli.
E’ una tradizione lunghissima, quella dei vassoi con i due coccodrilli ai lati, siamo legati ad un mondo figurativo di tipo naturalistico, animalier sempre di matrice anti geometrica. Se uno desidera un gioiello minimalista, geometrico o perfetto il nostro non è il ristorante in cui ci si può mangiare.
Che rapporto ha con la Capitale?
Di profondissima bellezza, ho un enorme rispetto per Milano che mi ha dato tantissimo però se dovessi dire starei a Roma.
Lascerebbe la sua Toscana per venire qui?
Sì, dipende come e dove.
Che zona l’affascina ?
Villa Medici, che per alcuni giorni ho affittato come qualsiasi turista, facendo domanda all’Accademia di Francia. Al costo della metà della metà di un hotel di lusso si può alloggiare nell’appartamento dove stava Galileo Galilei, ci sono solo centoventi scalini senza ascensore, ma si fanno volentieri. Il mio luogo del cuore è l’ultimo piano di Villa Medici.
Si sente supportato a livello governativo come imprenditore?
L’Italia è un paese meraviglioso per venire in vacanza. Quarant’anni fa facevo l’architetto, smisi perché detestavo la burocrazia ed iniziai a realizzare gli orecchini così non dovevo più chiedere le autorizzazioni a nessuno. Solo in Italia però c’è un artigianato unico, la capacità che c’è qui non si trova all’estero. Da una parte mi sento ostacolato a livello burocratico, ma al contempo anche favorito dal mio Paese.
Progetti futuri?
Le ceramiche per la casa da abbinare alle posate in argento animalier. La tavola ed il buon gusto sono importanti nella nostra quotidianità.
L’intervista video su Lo Speciale Giornale a Giovanni Raspini



