Un vuoto difficile da colmare. Se ne va uno degli ultimi “giganti” della diocesi romana. E’ morto ieri all’età di 95 anni il cardinale Camillo Ruini. Ha attraversato tre papati ed è stata una figura di spicco nella storia religiosa cattolica italiana e non solo. Già dal mese di maggio era in condizioni critiche e aveva scelto di restare a casa, assistito da medici e infermieri. Nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931, è stato per quasi due decenni la voce della Chiesa italiana e il “vicario” del Papa per Roma. Ordinato sacerdote l’8 dicembre 1954 dopo gli studi alla Gregoriana, ha insegnato filosofia a Modena, Reggio Emilia, Carpi, Guastalla e Bologna. Assistente dei Laureati Cattolici e delegato dell’Azione Cattolica, nel 1983 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla e titolare di Nepte. Tre anni dopo diventa segretario generale della CEI.Il 28 giugno 1991 Papa Wojtyła lo crea cardinale e lo chiama a Roma come Vicario Generale per la diocesi e Arciprete di San Giovanni in Laterano. Incarico che mantiene fino al 2008. Nello stesso 1991 diventa presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Benedetto XVI lo conferma nel 2006 con la formula: “donec aliter provideatur”, fino alla nomina di un successore. Le dimissioni per raggiunti limiti di età arrivano il 7 marzo 2007.Ruoini è stato una figura di riferimento nei rapporti Stato-Chiesa, ha guidato la Chiesa italiana negli anni dei grandi dibattiti su bioetica, famiglia e valori. Sempre vicino ai Papi, ne ha interpretato il magistero nella vita pubblica del Paese. Con Ruini se ne va l’ultimo grande cardinale “politico” della Chiesa italiana. Non un teologo da cattedra, ma un uomo di governo. A Roma ha gestito la diocesi più delicata del mondo, a braccetto con due Papi. Alla CEI ha tenuto insieme una Chiesa attraversata da tensioni, usando la formula della mediazione più che dello scontro.Il suo stile è stato chiaro: presenza pubblica senza ambiguità, ma dialogo con le istituzioni. Ha parlato di etica quando il Paese discuteva di leggi, senza arretrare ma anche senza lanciare crociate. Per questo è stato amato e criticato: punto di riferimento per i cattolici impegnati, bersaglio per chi vedeva la Chiesa troppo invadente. Muore a casa, come aveva chiesto. Una scelta coerente con una vita segnata dal senso del dovere fino all’ultimo. La sua eredità è una Chiesa italiana più visibile nel dibattito civile, ma anche più esposta. Ora la domanda è chi raccoglierà quel ruolo di regia tra Vaticano, politica e società. Un vuoto difficile da colmare.
Muore a 95 anni il cardinale Ruini, “vicario” di Roma e gigante del mondo cattolico
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