I veleni del Premio Strega, perché gli scrittori italiani si detestano tra loro

lunedì, 22 Giugno 2026
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Il veleno attacca il Premio Strega. Il favorito, Michele Mari, ha rischiato l’esclusione dalla competizione perché non ha saputo tenere a freno la lingua. Nella fattispecie, lo scrittore ha espresso un giudizio piuttosto sgradevole sulla defunta Michela Murgia: una voce dal sen fuggita che poteva rimanere confinata all’ambito privato ma che è invece deflagrata a livello nazionale, guastando irrimediabilmente il clima di questa edizione della prestigiosa kermesse letteraria.

Alla fine, il trauma è stato evitato perché la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci ha deciso di non comminare sanzioni e di permettere a Mari di rimanere in gara. Però questa vicenda la dice lunga sull’atmosfera, non propriamente idilliaca, che regna tra le patrie lettere, soprattutto quando c’è di mezzo una competizione ai massimi livelli. Possono, i nostri fini narratori, trovare le giustificazioni etico-ideologiche che vogliono, ma la verità è che si detestano tra la loro. E proprio questa storia ci aiuta a capire perché.

Ricostruiamo prima di tutto i fatti, a beneficio di coloro che si fossero persi qualcosa. Tutto comincia giovedì scorso: i sei finalisti del Premio sono sul pulmino che li conduce alla volta di Bisceglie, in Puglia, in una delle serate preparatorie dell’evento finale. Mari, (al primo posto in classifica con i 280 voti ricevuti per il suo romanzo “I convitati di pietra”, edito da Einaudi), parlando del più e del meno per spezzare la noia del viaggio, riferisce alla collega Elena Rui (anch’ella in competizione con un suo libro) che, a suo giudizio, Murgia era «intransigente e violenta perché era brutta». Lo scrittore avrebbe aggiunto anche che, «con i suoi atteggiamenti aggressivi faceva pagare agli altri la sua bruttezza».

Queste parole, indubbiamente pesanti, sono state udite da un’altra finalista dello Strega, Teresa Ciabatti, che era grande amica della scrittrice sarda, scomparsa tre anni fa.  La romanziera è andata su tutte le furie e ha subito redarguito Mari: «Le tue considerazioni sono inaccettabili e sono parole che mi fanno molto male».

L’incidente poteva chiudersi lì. Invece il giorno dopo era già di dominio pubblico, tanto da finire sui siti giornalistici. Potenza dei media… ma anche tracimazione dell’inimicizia tra scrittori. Mari ha provato a rimediare, diffondendo una nota in cui afferma di aver «soltanto rievocato, in un contesto privato, un lontano episodio di reciproca incomprensione».

La toppa è stata peggiore del buco. Al “sinedrio” degli scrittori non è bastato. Hanno preteso che lo scrittore si scusasse pubblicamente per evitare guai.

Mari è rimasto sulle sue, ma avrà passato giorni di apprensione e avrà forse pensato che, sl tempo delle Purghe staliniane, i detentori del potere culturale erano più tolleranti. Lo scrittore avrebbe dovuto accettare la pubblica gogna, umiliarsi davanti a tutti.

Alla fine, è prevalso il buon senso: i responsabili del Premio hanno fatto sapere che non è loro compito giudicare gli scrittori bensì le opere.  E quindi sulla testa di Mari non è calata alcuna mannaia. Però non potrà comunque dirsi al sicuro. Con l’aria che tira oggi negli ambienti del potere letterario, potrebbe anche finire escluso da future manifestazioni (istruttivo, in tale senso, il caso del festival letterario di Salerno, da cui cè stato cacciato Erri De Luca per il solo fatto di avere affermato che il sionismo non è un’ideologia da condannare). Lo scrittore oggi sotto accusa non deve essere peraltro molto simpatico a tanti suoi colleghi “impegnati” perché ha affermato, in una passata occasione, che il letterato, in quanto tale, deve tenersi distante dalle dispute ideologiche.

Al dunque ci viene in mente quello che accadeva al tempo dei  regimi totalitari, quando gli intellettuali potevano finire al Gulag (o al Lager) anche solo per parole sbagliate pronunciate davanti ad amici.

Intendiamoci, la rivalità è sempre stata di casa tra gli scrittori italiani. Pensiamo solo alla guerra che si sono fatti tra loro, tanti anni fa, gente come Pier Paolo Pasolini, da una parte, e personaggi come Italo Calvino, dall’altra. Ma all’epoca c’era tanta qualità. Oggi invece, per parafrasare lo stessi Mari, gli scrittori sono mediamente aggressivi tra loro perché sono mediamente mediocri.

 

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