Iran-Usa, colloqui positivi in Svizzera:  nasce canale per Hormuz e unità per il Libano

lunedì, 22 Giugno 2026
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Si è concluso con incoraggianti progressi il primo round di colloqui di alto livello tra Iran e Stati Uniti in Svizzera. Le delegazioni, con Pakistan e Qatar mediatori, hanno negoziato  in un’atmosfera positiva e costruttiva e definito finalmente una roadmap per un accordo entro 60 giorni. I tecnici proseguono i lavori per tutta la settimana, mentre Berna apre subito alle discussioni tecniche. Sul tavolo tre fronti. Il primo dedicato alla sicurezza marittima. Teheran e Washington hanno istituito un canale di comunicazione per prevenire incidenti e malintesi nello Stretto di Hormuz e garantire il transito sicuro delle navi commerciali. Il secondo rivolto al Libano. Creata un’unità di coordinamento per la prevenzione di incidenti, con Iran, Usa e Libano più i mediatori, per mettere fine alle operazioni militari. Il terzi teso al nucleare e alle sanzioni. Nasce un comitato di alto livello che supervisiona i gruppi di lavoro su nucleare, sanzioni, monitoraggio e risoluzione controversie. I capi negoziatori riferiranno regolarmente al comitato.Teheran rivendica risultati concreti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi parla di progressi significativi per porre fine alla guerra in Libano, deroghe alle restrizioni su petrolio e petrolchimico, sblocco di beni congelati e avvio di un piano di ricostruzione e sviluppo. Nonostante le minacce di Donald Trump di distruggere l’Iran, i mediatori qatarioti e pachistani confermano buoni risultati. La delegazione iraniana lascia la Svizzera dopo 18 ore di discussioni intense e torna a Teheran.Intanto la tensione resta alta. Il comandante della Forza Qods Esmaeil Qaani intima a Israele di ritirarsi dal Libano meridionale: “Se non vi ritirerete con le vostre gambe, l’epopea del 2000 si ripeterà”.  Alla fine della fiera possiamo dire che gli incontri svizzeri non ha prodotto pace, ma procedure. Il canale per Hormuz e l’unità sul Libano sono il vero risultato: sono meccanismi per evitare conflitti ed escalation. In un’area dove un drone o una nave possono accendere la miccia, istituire linee dirette è già diplomazia di sopravvivenza. La roadmap a 60 giorni però pesa come un ultimatum. Trump alza il tono, Araghchi rivendica deroghe sul petrolio, Qaani rilancia dal Libano: il negoziato corre su due binari, quello del tavolo e quello delle minacce.  Se nei prossimi 60 giorni il canale su Hormuz funzionerà e l’unità sul Libano fermerà i colpi, il tavolo svizzero svizzero avrà salvato più vite di qualsiasi accordo firmato. Altrimenti resterà l’ennesimo verbale di buone intenzioni mentre la guerra continua .

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