Pare che dopo rumors di palazzo e voci non ufficiali ora la notizia è reale nel senso vero del termine. Dopo quasi due secoli, Buckingham Palace non sarà più la residenza dei sovrani britannici. Re Carlo ha deciso di lasciare il palazzo simbolo della monarchia e di trasferirsi a Clarence House, l’antica dimora della Regina Madre dove viveva dal 2003. La scelta matura dopo settimane di valutazione e il periodo di forzato trasloco per i lavori di ristrutturazione del mastodontico complesso da 775 stanze. “Dopo un’attenta valutazione e al fine di aumentare notevolmente le opportunità di accesso al pubblico, il re e la regina hanno deciso di non adottare Buckingham Palace come residenza personale”, ha fatto sapere un portavoce di Palazzo. La motivazione è pressoché turistica e di immagine. Quando il sovrano è in sede, le misure di sicurezza riducono spazi e visitatori. Senza residenti stabili, Buckingham potrà aprire di più al pubblico. Ogni anno il palazzo attira già circa un milione di persone per sale, tesori e giardini. Da “casa reale” diventa di fatto un grande museo di Stato, pur restando sede di cerimonie, eventi ufficiali e ricevimenti.Carlo non taglia però ogni legame. Re e regina manterranno l’accesso agli appartamenti privati “dove potranno ritirarsi durante la giornata lavorativa”. E la porta non è chiusa per sempre: in futuro potrebbero tornare ad abitare più stabilmente le stanze storiche. Costruito nel 1703 come modesta dimora di campagna per il Duca di Buckingham, il palazzo è diventato dal 1837 la casa della corona. Da cascina a icona del potere britannico, con il cambio della guardia e le cancellate più fotografate al mondo. C’è da dire che con questa mossa re Carlo accelera la “monarchia trasparente”. Trasferirsi a Clarence House è meno costoso, più discreto e smonta l’idea di una corona distante e chiusa. Aprire Buckingham significa trasformare un simbolo in una risorsa economica: più biglietti, più flussi, più soft power per il Regno Unito post-Brexit. È anche un messaggio politico interno: sobrietà, servizio pubblico, meno privilegio. Il rischio è simbolico: senza il re dentro le mura, il palazzo perde parte della sua aura vivente e diventa scenografia. Un re che ha scelto il turismo e il business a scapito della tradizione.



