Condizionatori di destra, ventilatori di sinistra? Un dibattito (non tanto) grottesco

sabato, 27 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Chissà perché in Italia tutto tende a diventare un canovaccio da Commedia dell’Arte. Il dibattito in corso in Francia sull’uso dei condizionatori per fronteggiare il caldo killer di questi giorni è stato presentato dai media nostrani come la disputa tra i fautori (di destra) dei climatizzatori e i fan (di sinistra) dei ventilatori.

Dietro questa surreale contrapposizione ci sarebbe in realtà lo stereotipo della sinistra rispettosa dell’ambiente, a dispetto della destra, che invece sarebbe complice del riscaldamento climatico con i suoi comportamenti ecologicamente disinvolti, tra cui, appunto, l’uso sfrenato dei condizionatori. Ma dove sta scritto? Ovviamente da nessuna parte. Perché il desidero di fresco e refrigerazione a 40 gradi all’ombra è decisamente trasversale e ciascuno cerca di soddisfarlo in base alle sue necessità personali, non certo alle sue preferenze ideologiche. A meno che non si tratti di un Tafazzi qualsiasi, risulta difficile immaginare una persona di sinistra (anche un militante puro e duro) che preferisce schiattare di caldo piuttosto che accendere il condizionatore. E, allo stesso modo, sarebbe grottesco pensare uno di destra che utilizza in modo esagerato il climatizzatore “alla faccia” agli ecologisti.

La verità è che, da oltre trent’anni (da quando s’è affermato il bipolarismo in Italia), una certa stampa va in cerca dei modi più frivoli di rappresentare la contrapposizione tra destra e sinistra. E ciò per svariati motivi: dalla necessità di dimostrare che la politica in quanto tale è diventata inutile (solo i tecnici sarebbero in grado di risolvere i problemi collettivi) al bisogno, molto più terra terra, di fornire un po’ di “colore” a cronache parlamentari normalmente tristi e uggiose.

Stavolta però lo spunto, francese, al dibattito è tutt’altro che leggero. Tutto nasce da una proposta dell’Unione delle destre per la Repubblica (Udr), il partito del sindaco di Nizza Éric Ciotti, che ha presentato un progetto di legge per rendere obbligatori i condizionatori nelle scuole e nelle strutture per gli anziani (Ehpad). Il tutto, naturalmente, proprio sull’onda del gran caldo di questi giorni. Marine Le Pen ne ha tratto ispirazione per dire la sua: «Se sarò eletta presidente, attuerò un massiccio piano di climatizzazione», ha promesso nei giorni scorsi, aggiungendo di voler dare priorità agli «spazi in cui si trovano le persone più vulnerabili: ospedali, case di riposo e scuole. È una questione di salute pubblica».

A questa idea si è contrapposto Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise (e anche lui candidato alle Presidenziali), il quale ha dichiarato guerra ai condizionatori: «L’aria condizionata ovunque – ha detto- significa aumentare i danni. Procedete pure con l’installazione di condizionatori ovunque e vedrete il risultato. Non manderei mai mia figlia, mia nipote o la mia pronipote in un posto dove l’aria condizionata è accesa a tutto volume dalla mattina alla sera».

Su questo punto, i Verdi transalpini hanno assunto una posizione assai pragmatica: la loro leader, Marine Tondelier, ha affermato che «l’aria condizionata non è né un tabù né la soluzione a tutti i problemi».

Ma perché tanto calore (è proprio il caso di dirlo) nelle dichiarazioni politiche? Perché la Francia è un Paese di incredibili rigidità ideologiche. Una queste è il fatto che, per ragioni ecologiche, l’aria condizionata è vietata negli edifici pubblici. E ciò rende impossibile, tra le altre cose, il lavoro a molti dipendenti dell’Amministrazione.

Sarebbe però sbagliato ritenere che tutto si riduca a un braccio di ferro tra la lobby dei condizionatori e quella dei ventilatori.

Sullo sfondo c’è in realtà una questione che riguarda tutti i cittadini europei: il fallimento della politica del Green Deal in un momento di grande difficoltà per le industrie continentali. In un modo o nell’altro, la questione dell’impatto ambientale delle tecnologie odierne andrà affrontato. Pensiamo solo al fatto che l’intelligenza artificiale consuma una quantità mostruosa di energia.

Al dunque, è un dibattito tremendamente serio: e non saranno certo articoli di “colore” che escono qua e là a spiegarci ciò che realmente sta accadendo in Europa.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.