Per oltre quattro anni la guerra è sembrata incidere soprattutto sul territorio ucraino. Oggi, invece, le conseguenze dell’offensiva di Kiev contro le infrastrutture energetiche russe sono sempre più visibili anche all’interno della Federazione Russa.
Vladimir Putin – come racconta Reuters – pur negando che sia in corso una qualsivoglia controffensiva ucraina o riconquista di territori “Kiev sta perdendo posizioni sulla linea del fronte” -, è stato costretto ad ammettere pubblicamente l’esistenza di una crisi dei carburanti, attribuendola ai continui attacchi di Kiev contro raffinerie, depositi e infrastrutture logistiche. Un’ammissione insolita, che conferma come la campagna di droni lanciata da Kiev stia producendo effetti concreti sull’economia e sulla vita quotidiana dei cittadini russi, anche se per Putin “la carenza non è critica”.
Le immagini provenienti da numerose regioni mostrano lunghe file davanti ai distributori, con automobilisti costretti ad attendere ore per fare rifornimento. A Mosca, le principali compagnie hanno introdotto un limite di 30 litri di benzina per ogni rifornimento ed è stato vietato riempire taniche, una misura adottata per contenere gli acquisti dettati dal timore di ulteriori carenze. In molte altre regioni le restrizioni oscillano tra 20 e 50 litri per veicolo.
La situazione appare ancora più delicata in Siberia. Nella regione di Irkutsk il governatore ha disposto pattugliamenti con Guardia Nazionale e polizia presso le stazioni di servizio, mentre chi acquisterà oltre 50 litri di carburante al giorno potrà essere fermato per controlli. Si tratta di provvedimenti che testimoniano il timore delle autorità di un aumento del panico e di fenomeni di accaparramento.
Nel frattempo continua a bruciare la raffineria di Slavyansk-na-Kubani, nel territorio di Krasnodar, colpita da un attacco con droni. L’impianto rappresenta uno snodo strategico per l’approvvigionamento del sud della Russia e della Crimea occupata. L’attacco si inserisce nella strategia ucraina di colpire la capacità russa di raffinazione piuttosto che i pozzi petroliferi, rendendo più difficile trasformare il greggio in carburanti destinati sia all’esercito sia al mercato interno.
Negli ultimi mesi Kiev ha intensificato sistematicamente gli attacchi contro raffinerie, oleodotti, depositi e terminal petroliferi. Secondo diverse analisi, una quota significativa della capacità di raffinazione russa è stata temporaneamente messa fuori uso, costringendo Mosca a valutare un blocco totale delle esportazioni di diesel e introdurre modifiche fiscali straordinarie per sostenere il settore.
L’obiettivo dell’Ucraina è duplice: ridurre le risorse economiche con cui il Cremlino finanzia la guerra e creare pressioni interne mostrando ai cittadini russi che il conflitto non è più confinato al fronte. Le difficoltà nei rifornimenti, le limitazioni imposte ai distributori e l’impiego delle forze dell’ordine per gestire le code rappresentano segnali di una guerra che, almeno sul piano energetico, sta incidendo sempre più profondamente anche sulla quotidianità della Russia.
