L’illusione della proprietà: se Sony cancella i film che hai pagato, possiedi ancora qualcosa?

lunedì, 6 Luglio 2026
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Una tempesta perfetta si è abbattuta sul mondo del tech e dell’intrattenimento in questi giorni. Tre notizie diverse che tracciano un’unica, chiarissima direzione. L’attesissimo GTA 6 arriverà nei negozi in una confezione fisica, ma all’interno non ci sarà nessun disco, solo un codice da riscattare. PlayStation ha annunciato che a partire dal 2028 i prossimi giochi saranno esclusivamente digitali. E, nello stesso identico momento, Sony ha confermato che rimuoverà dalle librerie degli utenti centinaia di film regolarmente acquistati, semplicemente perché sono scaduti gli accordi di licenza con i produttori. Per decenni comprare ha significato possedere. Oggi, nell’era delle piattaforme, significa semplicemente pagare per un diritto d’accesso temporaneo, un diritto che può essere revocato in qualsiasi momento con un clic, a seconda degli accordi miliardari tra aziende.

C’è un aspetto ancora più profondo e inquietante in questa transizione, ed è il legame con la nostra memoria storica e personale. Un libro di carta comprato cinquant’anni fa è ancora lì. Puoi sfogliarlo, sottolinearlo, prestarlo a un amico e, soprattutto, tramandarlo ai tuoi figli o ai tuoi nipoti. La cultura cartacea e gli oggetti fisici hanno garantito per secoli la continuità della memoria collettiva e privata. Con il digitale e la tecnologia, questo filo si è spezzato. Da un lato c’è la trappola delle licenze, per cui se la piattaforma perde i diritti il film o il libro spariscono dal tuo account, senza alcuna possibilità di lasciarli in eredità. Dall’altro lato c’è il dramma dell’obsolescenza dei supporti. Anche quando abbiamo provato a possedere il digitale tramite supporti fisici, la tecnologia ci ha tradito. Chi riesce più a leggere un floppy disk oggi, e quanti dei nuovi computer hanno ancora un lettore CD o DVD. Anche conservando gelosamente i vecchi file, l’evoluzione tecnologica corre così velocemente da rendere i vecchi supporti illeggibili nel giro di un decennio.

Siamo la generazione che produce più contenuti nella storia dell’umanità, ma rischiamo di essere quella che lascerà meno tracce visibili in futuro. Il digitale è indubbiamente comodo, ci ha liberato dagli scaffali polverosi e ci ha regalato cataloghi infiniti a portata di click, ma questa comodità ha un prezzo nascosto, ed è la perdita totale di controllo su ciò che amiamo. Non si tratta solo di videogiochi e film, ma del concetto stesso di proprietà nell’era moderna. Stiamo barattando la certezza del possesso con l’illusione dell’accesso perpetuo, accettando passivamente di essere clienti a vita di beni che un tempo avremmo custodito per sempre.

Vittorio Zenardi

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