Cambio della guardia, e di inquilino, a Downing Street. Andy Burnham è il nuovo premier britannico dopo le dimissioni del collega laburista Keir Starmer, formalizzate davanti a re Carlo III in una mattinata scandita da toni istituzionali e passaggi di consegne .
Starmer ha salutato il Paese dichiarando che “Il mio lavoro è stato fatto, lascio un Paese più forte e più equo di due anni fa”. “Me ne vado con buona grazia, con il sorriso sul volto e orgoglioso di quanto abbiamo fatto”. Starmer ha anche assicurato il “pieno sostegno a Andy Burnham”. rivendicando i progressi ottenuti negli ultimi anni . Un commiato misurato, accompagnato dall’impegno ad accompagnare il nuovo corso del Labour.
A seguire, è stata la volta di Burnham. 56 anni, l’ex sindaco di Manchester è figura di riferimento dell’ala più sociale del partito. Dopo aver ricevuto l’incarico di formare il governo, ha pronunciato il suo primo discorso davanti al famoso ingresso numero 10. Burnham ha parlato di stabilità, fiducia e responsabilità, indicando come priorità il rilancio dell’economia e un sostegno più deciso alle famiglie colpite dal caro vita. Ha annunciato un piano decennale per ricostruire il Paese, con interventi mirati sui servizi essenziali e un modello di governance più vicino ai territori, tema che ha caratterizzato la sua esperienza amministrativa a Manchester.
La sua nomina arriva in un contesto di forte volatilità politica: Burnham è il settimo premier in dieci anni. Un dato che fotografa la lunga instabilità seguita alla Brexit. Nel suo discorso ha insistito sulla necessità di “ritrovare la stabilità” e di ricucire le fratture sociali, promettendo risultati tangibili in tempi rapidi. Ha anche anticipato una revisione dei dossier più controversi ereditati dal governo precedente, segnale di una volontà di discontinuità su alcuni fronti strategici.
La transizione è stata accolta con attenzione anche all’estero. Tra i primi messaggi di congratulazioni è arrivato quello della premier italiana Giorgia Meloni, che ha sottolineato la solidità del rapporto bilaterale e la volontà di rafforzare la cooperazione sui principali dossier europei e internazionali. Un segnale che conferma come il cambio di leadership a Londra sia osservato con interesse dalle capitali europee.
Con l’ingresso di Burnham a Downing Street, il Regno Unito prova dunque a voltare pagina. Il nuovo premier eredita un Paese che chiede stabilità, crescita e un clima politico meno conflittuale. Le sue prime parole indicano una direzione chiara: ricostruire fiducia, rilanciare l’economia e restituire prospettive a un elettorato provato da anni di incertezza.
Resta ora da vedere se il suo progetto decennale riuscirà a trasformare queste promesse in un nuovo corso duraturo per la Gran Bretagna.
