A Roma si è consumata l’ennesima tragedia che riflette lo stato di crescente degrado e violenza delle nostre periferie urbane.
Un trentenne egiziano è morto, dopo oltre una settimana di agonia, per le ferite riportate alla stazione Togliatti, dove era intervenuto per difendere un amico vittima di una rapina. È solo l’ultimo episodio che riporta al centro la questione della sicurezza nelle grandi città, soprattutto nelle aree di transito più esposte alla microcriminalità.
Il fatto era accaduto il 18 luglio, intorno alle 15: un gambiano di 28 anni aveva minacciato con un cacciavite un connazionale trentenne, intimandogli di consegnare tutti i suoi beni. L’amico egiziano era intervenuto per proteggerlo, ma l’aggressore lo aveva colpito alla testa con il cacciavite, ferendolo in modo gravissimo.
Trasportato d’urgenza in ospedale, il trentenne è rimasto ricoverato per giorni, fino al decesso. La polizia, intervenuta subito dopo l’aggressione, aveva rintracciato e arrestato il 28enne con l’accusa di tentato omicidio. Ora, dopo la morte della vittima, l’ipotesi di reato è destinata a diventare omicidio. L’episodio, avvenuto in pieno giorno e in un nodo di mobilità molto frequentato, conferma la vulnerabilità di alcune zone della capitale, dove la presenza di microcriminalità e la rapidità delle aggressioni rendono complesso garantire un livello di sicurezza adeguato.
Un gesto di solidarietà si è trasformato in un dramma e Roma si ritrova davanti a un nuovo caso che interroga la città sul livello di protezione dei suoi spazi pubblici.
