Il caso giudiziario e politico legato al deputato ed ex sottosegretario alla giustizia di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro torna a infiammare l’Aula della Camera e a provocare un duro cortocircuito tra le forze politiche. Al centro dello scontro c’è l’autorizzazione all’acquisizione delle chat intercorse tra il parlamentare e soggetti coinvolti in indagini giudiziarie relative alla società “Bisteccherie d’Italia”. Mentre Montecitorio si apprestava a votare la proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere — che aveva votato il diniego al sequestro della corrispondenza —, i lavori parlamentari si sono improvvisamente arrestati. A determinare lo stop dell’Aula è stato un elemento nuovo giunto all’ultimo minuto: una lettera inviata dal procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, al presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha spinto la conferenza dei capigruppo a rinviare la votazione e a rispedire gli atti in Giunta per ulteriori approfondimenti.
La sospensione del voto ha immediatamente innescato un acceso dibattito politico tra il centrodestra, che difende la correttezza procedurale e le prerogative parlamentari garantite dalla Costituzione, e le opposizioni, che accusano la maggioranza di voler rallentare l’iter e fare da “scudo” istituzionale. Il rinvio dell’Aula ha trasformato una seduta decisiva in un ulteriore terreno di scontro su garantismo, poteri della magistratura e trasparenza della politica. Le interviste de Lo Speciale a Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera, e a Arturo Scotto, deputato del PD.
Caso Delmastro, le interviste a Costa (FI) e Scotto (PD)
Duro l’attacco del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Enrico Costa, che ripercorre le concitate fasi della mattinata e punta il dito contro la strategia delle opposizioni, difendendo al contempo l’operato garantista della Giunta per le autorizzazioni:
“Il rinvio su Delmastro è stato stabilito questa mattina dalla conferenza dei capigruppo perché è arrivata una lettera dal procuratore Lovoi al presidente della Camera. Io l’ho giudicata una procedura anomala perché questa mattina avevamo l’aula della Camera convocata alle 09:30 per deliberare sul sequestro delle chat. E l’aula è stata interrotta proprio da questo evento nuovo.
Tutti i partiti di centrodestra hanno chiesto di procedere al voto. Le opposizioni invece hanno voluto prendere tempo perché quando escono dai giornalisti dicono che vogliono votare immediatamente, invece quando sono nel chiuso della conferenza dei capigruppo accade il contrario. Ecco, questo comportamento altalenante delle opposizioni non è certamente edificante. Per noi la trasparenza è il voto in aula e chiediamo si voti nel più breve tempo possibile.
L’autorizzazione alle chat deve rispondere a dei principi costituzionali e a regole dettate da sentenza della Corte Costituzionale. La richiesta per quello che riguarda, la scelta della giunta autorizzazione è completamente svincolata da questi principi costituzionali basilari. Il rispetto delle regole è fondamentale anche da parte delle procure della Repubblica.”
Durissima la replica del deputato del Partito Democratico Arturo Scotto, che contesta apertamente la narrazione della maggioranza, accusando il centrodestra di utilizzare un doppio binario giudiziario: severità spietata nei confronti dei cittadini comuni e totale garantismo d’unita quando ad essere coinvolti sono i propri esponenti di governo: “Questa è una destra che ha fatto cinque decreti sicurezza in quattro anni. Ha aumentato i reati, se l’è presa con i poveri cristi e con le giovani generazioni. Ma quando si tratta di salvare uno di loro, non fa nulla, anzi prova ad occultare tutto, a nascondere la polvere sotto il tappeto. Qui ci troviamo di fronte a un uomo delle istituzioni che aveva un incarico di governo, che si faceva foto con persone che avevano certi problemi con la giustizia, che stava dentro società dove probabilmente c’erano problemi molto seri di infiltrazioni e anziché dire: ‘Apriamo tutto, non ho nulla da temere’, nasconde le chat.”



