Iran-Usa verso negoziati di pace: Hormuz riapre, nucleare congelato

lunedì, 3 Agosto 2026
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Dopo 3 mesi di blocco, lo Stretto di Hormuz torna a respirare. Usa e Iran hanno raggiunto un accordo preliminare per cessare le ostilità e riaprire la via del petrolio. La firma è attesa venerdì in Svizzera. Ma sul nucleare la partita è solo rinviata. Donald Trump l’ha annunciata come un’ottima risoluzione. Secondo quanto ricostruito, il memorandum prevede la riapertura dello Stretto entro 30 giorni, senza pedaggio, e la fine del blocco navale americano ai porti iraniani. Il prezzo del greggio è subito crollato ai minimi storici da marzo: -5,1% il Brent a 82,63 dollari. Gli armatori però restano cauti. Le navi cargo e commerciali torneranno a transitare solo quando l’intesa sarà concreta e reale nello Stretto. Ma il nodo resta il nucleare. Trump è stato chiaro: “L’unica cosa che conta è che l’Iran non abbia mai un’arma nucleare. Teheran dal canto suo parla di proposta legittima e generosa, ma rivendica la sovranità su Hormuz e chiede risarcimenti per i danni di guerra. L’accordo è volutamente leggero. Lascia il dossier nucleare a futuri negoziati e apre una finestra di 60 giorni per trattative tecniche su uranio arricchito e sanzioni. Il braccio destro del Tycoon Rubio ha già precisato al Congresso che non ci sarà nessuna revoca di sanzioni solo per Hormuz. Nel frattempo l’Europa preme. Al G7 i leader Ue hanno chiesto a Trump un accordo solido e serio, temendo che un’intesa superficiale consolidi i programmi missilistici di Teheran. Macron punta a una missione marittima franco-britannica per garantire la sicurezza. Quello firmato secondo il numero uno dell’Eliseo non è un trattato di pace ma un armistizio logistico. Potremmo analizzare il tutto secondo questo schema: Trump ottiene subito ciò che gli serve: petrolio che torna a fluire e un successo diplomatico da vendere in patria. L’Iran ottiene ossigeno economico e la riapertura di Hormuz, arteria da cui passa un quinto del greggio mondiale. Ma sul nucleare nessuno cede. Teheran non smantella, Washington non revoca. L’accordo sposta solo il problema di 60 giorni. È la classica tregua a tempo come direbbero gli analisti di lungo corso, che serve a disinnescare la crisi senza risolverla. Il rischio è evidente: se i negoziati tecnici falliranno, Hormuz tornerà a essere leva di ricatto. E l’Europa lo sa. Per questo vuole entrare con navi e regole proprie. Altrimenti la sicurezza del Golfo resterà ostaggio del prossimo tweet di Trump o della prossima decisione dell’Ayatollah di turno. In sintesi: oggi vince il commercio. Domani si torna a giocare sul tavolo la partita più importante: il nucleare. 

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