L’Iran alza il livello dello scontro con gli Stati Uniti e lega la riapertura dello Stretto di Hormuz a un cambio di posizione da parte di Washington. «Finché l’America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto», ha dichiarato Mohammad Baqer Zolqadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, in una dichiarazione diffusa dai media di Teheran e sui social.
Secondo l’alto funzionario iraniano, il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale non sarebbe disposto a fare passi indietro, né sul piano militare né su quello diplomatico. «Non si tirerà mai indietro; né in guerra né nei negoziati», ha affermato Zolqadr.
Teheran ha inoltre indicato una serie di condizioni che, secondo il funzionario, rappresenterebbero il significato concreto di una «correzione del comportamento» americano. L’Iran chiede innanzitutto di non essere più minacciato e pretende il rispetto di ciò che considera sacro per la propria nazione.
Tra le richieste figura anche la fine definitiva di quella che Teheran definisce l’aggressione contro l’Iran e contro i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq. L’Iran chiede inoltre la rimozione del blocco navale strategico e il ritiro delle forze militari americane, sia navali sia aeree, dalle aree circostanti il territorio iraniano.
Nell’elenco figurano anche la richiesta di risarcimenti per i danni provocati dalle due guerre che Teheran considera «di aggressione e imposte» contro il Paese, oltre alla revoca delle sanzioni internazionali definite dal governo iraniano «crudeli e illegali».
L’ultima condizione riguarda i beni iraniani congelati all’estero. Teheran ne chiede lo sblocco «incondizionato», definendoli beni del popolo iraniano che sarebbero stati congelati o sottratti.
Parallelamente, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha invitato il Paese a superare quella che ha definito la fase del «né guerra né pace». Parlando ai media iraniani, in dichiarazioni rilanciate da Al Jazeera, Pezeshkian ha sottolineato la compattezza interna del Paese e la convinzione che l’Iran sia uscito dal conflitto in una posizione di forza.
«Nel Paese c’è coesione, forza e unità e, per quanto ne so, l’Iran è considerato vittorioso e potente in questa guerra», ha affermato il presidente.
Pezeshkian ha quindi indicato nella ricerca di un accordo la possibile strada da seguire nella fase attuale. «Ritengo che questo sia il momento migliore per raggiungere un accordo», ha dichiarato, lasciando intravedere uno spiraglio per un possibile confronto diplomatico nonostante le dure condizioni poste da Teheran.
Il futuro dello Stretto di Hormuz, uno dei principali passaggi strategici per il commercio e il trasporto mondiale di energia, resta così legato all’evoluzione dello scontro tra Iran e Stati Uniti e alla possibilità di riaprire un canale di dialogo tra le parti.
