Dopo la delusione del Roland Garros, Jannik Sinner ha completamente cambiato programma. Il 28 maggio è arrivata l’eliminazione al secondo turno sulla terra di Parigi, contro Juan Manuel Cerundolo. Poi la pausa, il ritorno a Wimbledon e il trionfo sull’erba londinese. Da allora, però, il numero 1 del mondo ha giocato pochissimo: appena sette partite in più di tre mesi. E ora, a causa del problema al ginocchio destro, ha deciso di rinunciare anche al Masters 1000 di Cincinnati, dopo aver già saltato quello di Montreal.
Il campione altoatesino ha annunciato nel giorno in cui sarebbe dovuta avvenire la sua partenza per gli Usa: “Il ginocchio destro mi sta dando qualche problema e, nonostante abbiamo lavorato duramente con il mio staff medico, devo accettare il fatto che non sono ancora pronto per competere”.
La sua decisione è giunta in seguito alla visita avvenuta questo martedì alla Physioclinic con il dottor Gianluca Melegati, che sta seguendo il tennista nel percorso di recupero. Negli ultimi giorni il lavoro è stato intenso tra terapie e sedute quotidiane al J Medical di Torino, comprese le onde d’urto. Ora, però, la priorità è una sola: recuperare completamente, senza forzare i tempi. Saltare Cincinnati, considerando la situazione, appare una scelta saggia. Giocare nel caldo torrido dell’Ohio a ridosso degli Us Open avrebbe significato correre un rischio inutile, soprattutto con un’infiammazione al ginocchio ancora da smaltire. Meglio guadagnare qualche giorno prezioso per recuperare e prepararsi con maggiore tranquillità allo Slam di New York.
Anche perché, dal punto di vista del ranking, Sinner può permettersi di non scendere in campo: la prima posizione risulta infatti essere blindata. Jannik ha un vantaggio di 5290 punti su Carlos Alcaraz e, paradossalmente, aumenterà il proprio margine anche senza giocare a Cincinnati. Lo spagnolo perderà infatti i 1000 punti conquistati con il successo dello scorso anno, mentre Sinner ne lascerà per strada soltanto 650, quelli della finale persa.
L’obiettivo vero, dunque, è New York. Prima degli Us Open non c’è bisogno di inseguire punti: serve arrivare al torneo nelle migliori condizioni possibili, per poi affrontare la successiva volata sul cemento indoor verso le Atp Finals di Torino.
Dunque, per la seconda volta consecutiva? Sinner potrebbe presentarsi a uno Slam senza aver disputato tornei di preparazione. Era già successo a Wimbledon, dove Jannik è arrivato senza partite ufficiali alle spalle riuscendo comunque a trasformare una situazione complicata in un trionfo, dall’esordio thriller contro Kecmanovic fino alla conquista del titolo. Una situazione completamente diversa rispetto alla primavera. Sulla terra battuta Sinner aveva costruito un calendario densissimo, facendo incetta di tornei e risultati: il successo a Indian Wells e Miami sul cemento, poi Montecarlo, Madrid e Roma, prima dell’inaspettata eliminazione a Parigi contro Cerundolo. Ora il percorso è opposto: meno partite, più recupero. Più lavoro fisico e fisioterapia, meno competizione. Un po’ Montecarlo, un po’ Torino. Il 16 agosto Jannik compirà 25 anni e, per una volta, festeggerà il compleanno circondato dagli affetti e non dall’altra parte dell’oceano. Il primo traguardo non è però quello di giocare a New York a tutti i costi piuttosto di guarire completamente.
Il tempo, almeno sulla carta, non manca. La rinuncia a Cincinnati permetterà a Sinner di avere giorni supplementari per recuperare e prepararsi. Rispetto alla pausa tra Roland Garros e Wimbledon, però, la situazione è diversa. Allora il problema principale era rappresentato dagli improvvisi cali di energia, che avevano richiesto esami e approfondimenti al San Raffaele. Questa volta c’è un fastidio concreto e quotidiano localizzato in una zona particolarmente delicata per un tennista.
Ed ecco che Cincinnati perde così il suo principale protagonista, dopo aver già incassato la rinuncia di Carlos Alcaraz, ritrovandosi quindi orfana dei due grandi figure dominanti del tennis mondiale. A New York, però, la posta in palio sarà enorme. Sinner proverà a confermare quanto fatto a Wimbledon e a trasformare il 2026 nell’anno degli Slam.
C’è anche una curiosità statistica ad accompagnare Sinner: mai nessun tennista ha vinto gli Us Open senza aver disputato almeno uno dei due Masters 1000 precedenti. Jannik, però, sembra disposto a sfidare anche questa statistica pur di arrivare allo Slam nelle condizioni ideali. E, in fondo, la scelta è semplice: meglio lasciare per strada qualche partita che rischiare di compromettere il grande obiettivo dell’estate. E, per raggiungerlo, serve che il ginocchio sia del tutto guarito.



