Centinaia di migranti hanno tentato di avvicinarsi al confine con Ceuta, l’enclave spagnola situata sulla costa nordafricana, ma sono stati respinti dalle forze dell’ordine marocchine. L’iniziativa era stata preceduta da diversi appelli diffusi sui social network, che invitavano a raggiungere in massa il territorio spagnolo, sulla scia di quanto avvenuto tra il 30 e il 31 luglio scorso. Alla fine, però, il temuto assalto non si è verificato, né a Ceuta né nella vicina Melilla.
Le autorità marocchine hanno rafforzato in maniera significativa il dispositivo di sicurezza lungo il confine. I migranti, in gran parte provenienti dall’Africa subsahariana, si erano radunati sulle colline alle spalle della città costiera di Fnideq, cercando di avvicinarsi al cordone predisposto dalle forze dell’ordine e di superarlo.
Cariche e gas lacrimogeni
Per impedire l’avanzata sono intervenuti gli agenti marocchini, che hanno utilizzato anche cariche di polizia e gas lacrimogeni per disperdere i gruppi di migranti. In alcuni momenti la situazione è diventata particolarmente tesa, con scontri e fasi di forte concitazione. Non risultano comunque persone ferite. Diverse persone sono state fermate e successivamente allontanate dall’area.
Il dispositivo di sicurezza ha permesso di mantenere la situazione sotto controllo, anche se la tensione è rimasta elevata. A Ceuta, invece, la giornata è trascorsa senza particolari incidenti, in un clima apparentemente tranquillo ma segnato dal timore di una nuova ondata di arrivi.
Nell’enclave spagnola è stato predisposto un imponente schieramento di forze. Sono presenti 880 agenti della Polizia nazionale e 714 della Guardia Civil, ai quali si è aggiunta un’unità di 45 agenti antisommossa, già mobilitati in occasione delle tensioni di fine luglio. In campo anche 20 specialisti della Brigada Central de Extranjeria y Frontera, incaricati di occuparsi delle eventuali richieste di protezione internazionale. Restano inoltre mobilitati circa 2mila militari dell’esercito.
Espulsi alcuni giornalisti spagnoli
Nel frattempo, il Marocco ha disposto l’espulsione di alcuni giornalisti spagnoli che si trovavano a Fnideq per seguire gli sviluppi della situazione. Si tratta di reporter dell’agenzia di stampa Efe e dell’emittente pubblica Tve.
Secondo quanto riferito, i responsabili delle strutture alberghiere che ospitavano le troupe hanno comunicato ai giornalisti che le autorità locali avevano ordinato loro di lasciare immediatamente gli hotel e il Paese. In caso contrario, sarebbe stata paventata anche la confisca degli accrediti stampa e delle attrezzature.
Riflettori sui minori
Sul fronte spagnolo, particolare attenzione è rivolta ai minori migranti non accompagnati presenti a Ceuta. Un’équipe del ministero della Gioventù e dell’Infanzia è attesa nell’enclave per collaborare con le autorità locali nell’identificazione e nell’assistenza dei ragazzi.
Anche la ministra della Sanità, Monica Garcia, raggiungerà Ceuta per valutare le conseguenze della crisi migratoria sul sistema sanitario locale. Secondo l’ultimo dato fornito dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, sono 1.898 i bambini e gli adolescenti inseriti nel sistema di protezione. Le stime di Save the Children, però, parlano di oltre 4mila minori che si troverebbero al di fuori della rete di assistenza.
Le strutture di accoglienza sono ormai al limite della capacità. I minori vengono ospitati anche in capannoni industriali e in due scuole, il Ceip Principe Felipe e il Ceip Reina Sofia, trasformate temporaneamente in centri di accoglienza. Una parte di loro, tuttavia, continua a vivere per strada.
Complessivamente, secondo le stime disponibili, sono circa 5mila i migranti che si trovano ancora nell’enclave spagnola, mentre le autorità continuano a mantenere alta l’attenzione lungo il confine per evitare nuovi tentativi di ingresso.
