Colpo clamoroso nella notte di Ferragosto al Museo Regionale Accascina di Messina, dove sono state rubate alcune preziose opere attribuite ad Antonello da Messina. I ladri hanno portato via tre delle tavole ancora presenti del Polittico di San Gregorio, mentre altre due sono state abbandonate durante la fuga. Trafugata anche una tavoletta bifronte con la Madonna con il Bambino e un francescano in adorazione e, sul retro, il Cristo in Pietà, custodita in una teca blindata.
Sul furto la Procura ha aperto un’inchiesta e le indagini sono affidate alla Polizia. Secondo una prima ricostruzione, i malviventi sarebbero entrati da un accesso secondario e avrebbero agito in tre, con il volto coperto. Per allontanarsi avrebbero divelto parte della ringhiera affacciata sul controviale di viale Annunziata. Potrebbero essere stati disturbati durante il colpo, decidendo così di abbandonare alcune opere.
L’aspetto più inquietante è che il museo era dotato di telecamere, sistemi d’allarme e vigilanza notturna. Gli investigatori stanno valutando diverse piste, compresa quella del mercato clandestino delle opere d’arte. Il museo resterà chiuso al pubblico per consentire gli accertamenti.
«È un furto studiato da professionisti», ha commentato l’assessore alla Cultura di Messina, Enzo Caruso, sottolineando l’enorme valore dei dipinti. «È inimmaginabile che una cosa del genere possa capitare a Messina», ha aggiunto.
Sconcerto anche dalla direttrice del museo, Marisa Mercurio, che ha parlato di una perdita gravissima per la città e per il mondo dell’arte. Il sindaco Federico Basile ha evidenziato come la sottrazione di opere di questo valore rappresenti un colpo alla memoria e all’identità della comunità messinese.
Il Polittico di San Gregorio, commissionato ad Antonello nel Quattrocento, ha una storia particolarmente travagliata. Già smembrato nel corso dei secoli, subì pesanti danni anche durante il terremoto del 1908. Le opere furono successivamente sottoposte a diversi interventi di restauro.
La tavoletta bifronte, invece, è stata attribuita ad Antonello nel 2003 e acquistata dalla Regione Siciliana. Per le sue dimensioni ridotte, gli studiosi ritengono fosse destinata alla devozione privata.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha espresso «sconcerto e dispiacere» e assicurato la massima collaborazione con gli investigatori. Ora l’obiettivo è individuare i responsabili e recuperare al più presto i capolavori, patrimonio della città e dell’intero Paese.
