Fedorov chiede le elezioni, la nuova sfida a Zelenski

mercoledì, 19 Agosto 2026
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Non chiede di tornare ministro della Difesa, ma qualcosa di più grande: che gli ucraini tornino a poter scegliere chi li governa, anche mentre la guerra continua. È questo l’affondo lanciato da Mykhailo Fedorov, che poche ore dopo la nomina di Yevhen Khmara alla guida del ministero della Difesa ha rivolto direttamente al Paese un appello per trovare un modo di ripristinare le elezioni. Un intervento che, per tempismo e contenuti, sembra segnare l’inizio di una nuova fase per l’ex ministro.

Fedorov non ha chiesto un voto immediato né indicato una data. Ha riconosciuto gli ostacoli enormi che una consultazione in guerra comporterebbe: garantire il voto ai militari, ai milioni di ucraini all’estero e agli abitanti delle zone più vicine al fronte, oltre a proteggere seggi e candidati dagli attacchi russi. Ma il punto politico del suo messaggio è un altro: la guerra, sostiene, non può trasformare la democrazia in una promessa indefinita per il futuro. “Non dobbiamo permettere che sia Putin a decidere quando gli ucraini possono scegliere il loro governo”, è il senso del suo appello.

Sul piano giuridico, però, la strada è oggi sbarrata. La legge ucraina sul regime di legge marziale vieta lo svolgimento delle elezioni presidenziali e parlamentari durante la sua vigenza. La legge marziale è attualmente in vigore e il Parlamento ucraino ha ribadito nei mesi scorsi che non è possibile organizzare elezioni in queste condizioni. È proprio questa contraddizione a rendere politicamente significativa la presa di posizione di Fedorov. L’ex ministro non propone semplicemente di fissare una data alle urne: propone di aprire una discussione su come modificare o adattare il meccanismo democratico in condizioni eccezionali. Una questione che tocca direttamente il problema della legittimità del potere in un Paese che non vota a livello nazionale dal 2019 e nel quale la guerra ha inevitabilmente concentrato enormi responsabilità nelle mani dell’esecutivo.

La Costituzione, d’altra parte, prevede che il presidente rimanga in carica fino all’insediamento del successore eletto. Non esiste dunque, allo stato attuale, un vuoto di potere provocato dal mancato svolgimento delle elezioni. Ma Fedorov sposta il problema dalla legalità formale alla fiducia politica: chi governa deve poter essere giudicato dai cittadini, soprattutto quando gestisce risorse e prende decisioni che incidono direttamente sulla conduzione della guerra.

Il tempismo è il dato più difficile da ignorare. Fedorov ha pronunciato il suo primo vero discorso politico nazionale dopo che Zelensky ha indicato Khmara come suo successore alla Difesa, chiudendo di fatto la possibilità di un suo ritorno al ministero. Dopo il licenziamento, l’ex ministro aveva respinto altri incarichi offertigli dalla presidenza, insistendo sulla possibilità di tornare alla Difesa. Ora, esclusa quella strada, sceglie di parlare di elezioni, corruzione, trasparenza e responsabilità del potere.

Non significa ancora che Fedorov abbia deciso di candidarsi. Ma il suo messaggio cambia la natura della sua presenza sulla scena ucraina. Fino a poche settimane fa si descriveva come un manager, non come un politico. Oggi parla direttamente agli elettori e mette sul tavolo il rapporto tra potere, consenso e democrazia durante la guerra.

La partita, per ora, non è quella delle urne. È quella per stabilire quando e a quali condizioni gli ucraini potranno tornare a usarle. E Fedorov ha appena deciso di entrare in quella partita.

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