L’Idf apre un’inchiesta sull’uccisione della piccola Hind Rajab a Gaza. Ft: “Teheran valuta di colpire basi Usa in Europa”

mercoledì, 19 Agosto 2026
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Tra la pressione internazionale per fare luce sulle possibili violazioni del diritto internazionale e l’incubo di un conflitto globale ormai privo di confini geografici, il quadro in Medio Oriente delle ultime ore si muove su due binari principali: da un lato la pressione diplomatica e giudiziaria sembra aver costretto i vertici militari israeliani a una svolta, con i primi passi formali — seppur tardivi — su un’inchiesta relativa alla condotta delle truppe a Gaza e alla morte della piccola Hind Rajab; dall’altro, le dinamiche della guerra aperta tra Washington, Tel Aviv e la Repubblica Islamica minacciano di estendere il raggio d’azione delle ostilità fino alle porte del continente europeo.

A Gaza le prime inchieste penali dell’Idf sul caso Hind Rajab

A quasi tre anni dall’inizio del conflitto, le forze armate israeliane hanno annunciato l’apertura delle prime indagini penali sulla condotta dei propri soldati. La decisione arriva al termine di una revisione interna su 150 incidenti e si concentra in particolare su due vicende simbolo: l’uccisione di 15 soccorritori palestinesi a Rafah e la morte della piccola Hind Rajab, la bambina di cinque anni rimasta intrappolata nell’auto di famiglia sotto il fuoco dei carri armati a Gaza City.

I soccorritori della Mezzaluna Rossa furono colpiti insieme alla vettura della bambina, i cui resti vennero ritrovati solo dodici giorni dopo. L’inchiesta condotta dal collettivo britannico Forensic Architecture ha rivelato che il veicolo fu colpito da 335 proiettili — un caso diventato di rilevanza globale dopo l’uscita, nel 2025, del film La voce di Hind Rajab della regista Kaouther Ben Hania, premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, e dopo la nascita in Belgio della Hind Rajab Foundation, impegnata a perseguire i crimini di guerra davanti ai tribunali internazionali. La nonna della bambina ha tuttavia definito insufficiente l’iniziativa di Tel Aviv, chiedendo un’indagine internazionale indipendente.
L’esercito ha invece archiviato sul piano penale la strage del 1° aprile 2024 contro il convoglio del World Central Kitchen, in cui morirono sette operatori umanitari. Come riportato da Haaretz, l’Idf ha ammesso di non essere riuscito a contattare l’organizzazione durante i trenta minuti di inseguimento, motivato dal sospetto — mai confermato — della presenza di uomini di Hamas; l’errore di comando, secondo l’esercito, “non raggiunge la soglia della rilevanza penale”. Nessun procedimento sanzionerà nemmeno le morti dei quattro collaboratori di Medici Senza Frontiere né le vittime del raid dell’agosto 2025 contro un ospedale, in cui persero la vita cinque giornalisti. Nel frattempo, nonostante una fragile tregua, il bilancio delle vittime palestinesi a Gaza ha superato quota 73.000.

L’Iran spaventa l’Europa: l’ombra dei missili sulle basi Usa e la risposta della Nato

Parallelamente al dramma palestinese, la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran rischia di estendersi al territorio europeo, con conseguenze potenzialmente drammatiche. Secondo fonti citate dal Financial Times, Teheran starebbe valutando la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi in Europa, qualora il presidente Donald Trump decidesse di intensificare lo sforzo bellico attaccando le infrastrutture strategiche iraniane.
I segnali di una possibile estensione del raggio d’azione dell’arsenale iraniano si sono già manifestati nei mesi scorsi: dal lancio di missili verso la base anglo-statunitense di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, agli attacchi contro le installazioni americane in Giordania, fino ai quattro tentativi di attacco balistico contro la Turchia, sventati dalle difese aeree alleate — un chiaro avvertimento rivolto ai Paesi europei per influenzarne le posizioni nel conflitto.

Immediata la replica della Nato: un funzionario dell’Alleanza ha dichiarato alla Cnn che la struttura di deterrenza dell’organizzazione è “forte ed efficace” e pronta a “fare tutto il necessario per difendere ogni alleato”. Di tutt’altro avviso il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, che ha ridimensionato le indiscrezioni della stampa britannica, definendo l’ipotesi di attacchi in Europa una dinamica irrazionale suggerita indirettamente a Teheran: “Se si ragiona secondo la logica del caos, l’Iran potrebbe fare qualunque cosa. Considero quanto scritto dal Financial Times una possibilità a cui a Teheran non avevano nemmeno pensato”.

La diplomazia resta intanto in una fase di stallo dopo il fallimento del memorandum d’intesa di giugno, affossato dalle recenti tensioni navali nello Stretto di Hormuz. In un’intervista ad Al Arabiya, l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee ha lanciato un ultimatum netto: Trump potrebbe autorizzare a breve azioni militari risolutive, qualora la Repubblica Islamica continuasse a rifiutare lo smantellamento del programma nucleare e la riapertura delle rotte commerciali strategiche.

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