Italia-Francia-Gb-Germania: “Stop agli insediamenti israeliani in Cisgiordania, sono illegali”

venerdì, 21 Agosto 2026
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Francia, Germania, Italia e Regno Unito hanno emesso giovedì una dichiarazione congiunta in cui definiscono “inaccettabile” la decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione nel distretto E1, in Cisgiordania, e chiedono a Tel Aviv di revocare immediatamente i piani. La nota arriva in una giornata segnata da nuovi episodi di violenza nella stessa Cisgiordania occupata.

La presa di posizione dei quattro grandi europei segue di alcune ore le dichiarazioni del ministro degli Esteri britannico Ed Miliband, che aveva già definito i piani israeliani “inaccettabili, distruttivi e pericolosi per la soluzione dei due Stati”. A stretto giro era arrivata la replica del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, che aveva respinto “categoricamente” le critiche. Il progetto E1, elaborato per la prima volta dal governo Shamir nel 1991 e ripreso a metà degli anni Novanta dal governo Rabin, prevede la costruzione di 3.412 unità abitative in un corridoio di circa 12 chilometri quadrati tra Ma’aleh Adumim e Gerusalemme est. Il sindaco di Ma’aleh Adumim, Guy Yifrach, ha annunciato nella stessa giornata l’avvio della costruzione delle prime 1.400 unità abitative.

Cisgiordania, la nota congiunta dei big europei

La dichiarazione comune di Parigi, Berlino, Roma e Londra è netta. “Il diritto internazionale stabilisce chiaramente che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. Questa è la posizione della comunità internazionale, ribadita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, si legge nel testo.

I quattro governi avvertono le imprese di non partecipare alle gare d’appalto. “Le imprese non dovrebbero prendere in considerazione la partecipazione a questi bandi di gara. Devono essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali, incluso il rischio di rendersi complici di gravi violazioni del diritto internazionale”, si legge ancora. “Esortiamo il governo di Israele a revocare immediatamente questi piani e a porre fine all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Tali iniziative non solo ci allontanano dalla pace, ma minano ulteriormente la reputazione internazionale di Israele”.

Sul piano strategico, i quattro Paesi sottolineano che il progetto “comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati, creando una frattura nella Cisgiordania e pregiudicando la continuità territoriale dei Territori palestinese”. L’area E1 è considerata strategica in quanto funge da corridoio di collegamento tra la Cisgiordania meridionale e quella settentrionale.

La polemica diplomatica era cominciata nelle prime ore di giovedì con Miliband, che aveva definito i piani “inaccettabili, distruttivi e pericolosi per la soluzione dei due Stati”. Sa’ar aveva risposto su X dicendo di “rifiutare categoricamente la sua dichiarazione e il tono paternalistico delle sue parole”, aggiungendo che “la Gran Bretagna controlla ancora oggi territori coloniali a migliaia di chilometri dalle proprie coste: è assurdo che oggi faccia la predica al popolo ebraico e attribuisca colpe esclusivamente a Israele, ignorando l’estremismo palestinese”. Sa’ar ha precisato che “non ci sono state nuove decisioni riguardo allo sviluppo dell’area E1. La decisione è stata presa nel 2025. Il processo di gara d’appalto è in corso da diversi mesi, alcuni documenti relativi alla gara sono stati pubblicati soltanto negli ultimi giorni”.

Sul fronte giudiziario, un gruppo di organizzazioni per i diritti umani e comunità palestinesi ha chiesto giovedì al tribunale distrettuale di Gerusalemme di emettere un’ingiunzione provvisoria che ordini il congelamento della prima gara d’appalto. Vale la pena ricordare che quando il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich approvò la costruzione sull’area E1 nell’estate del 2024, disse che avrebbe “rappresentato il colpo di grazia per le aspirazioni a uno Stato palestinese”. L’Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri Kaja Kallas aveva allora affermato che “il piano E1 mina la soluzione dei due Stati”.

Gli ultimi aggiornamenti dalla Cisgiordania

La giornata è stata segnata da una serie di episodi di violenza in Cisgiordania. Le forze israeliane hanno ucciso un palestinese nel corso di un’operazione a Jenin. Secondo i media palestinesi, l’uomo, identificato in Fathi Khazem, è stato ucciso nella sua abitazione. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver “eliminato un terrorista armato di coltello che ha cercato di accoltellare un soldato delle Forze di difesa israeliane” durante l’operazione.

Sempre nell’area di Jenin, un 14enne palestinese è stato ferito da colpi di arma da fuoco esplosi dai soldati Idf durante un raid nella città di Zababdeh. Secondo l’agenzia Wafa, che cita la Mezzaluna rossa palestinese, il ragazzo è stato trasferito in ospedale con ferite al petto e alla schiena.

A Khirbet Deir Shams, a sud di Hebron, tre palestinesi sono rimasti feriti in seguito ad attacchi di coloni israeliani contro le loro abitazioni. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, le forze israeliane hanno impedito alle ambulanze di raggiungere i feriti.

Nella notte, un presunto attacco di coloni ha colpito una cava nell’area di Wadi Rahim, sempre a sud di Hebron: diversi macchinari pesanti sono stati dati alle fiamme. Non sono stati segnalati feriti. Sul luogo sono stati lasciati graffiti a carattere nazionalistico con le scritte “Incursioni del blocco Shiloh” e “Garanzia reciproca”, apparentemente in riferimento all’evacuazione, avvenuta la settimana scorsa, di un avamposto illegale nei pressi del villaggio di Qusra, nel nord della Cisgiordania.

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