Giulia Innocenzi si è ritagliata il ruolo di portavoce della vecchia squadra di Ranucci. Più che una giornalista che difende una posizione, sembra ormai una rappresentante politica di una causa: quella di un conduttore che, davanti alla nuova destinazione proposta dalla Rai, ha scelto la linea dello scontro. E dietro di lei, come una seconda linea della trincea, si muove Giorgio Mottola, uno dei volti più esposti della redazione di Report.
Ma da ieri la partita è cambiata. La Rai ha ufficializzato la nuova conduzione di Report: saranno Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi a guidare il programma dalla prossima stagione. Presutti, giornalista e inviata di Report, è risultata prima classificata nella selezione Rai per giornalisti professionisti. Piervincenzi, inviato e conduttore di Nemo – Nessuno escluso e Popolo Sovrano, porta una lunga esperienza nel giornalismo televisivo d’inchiesta. Nel 2017 fu aggredito a Ostia durante un’inchiesta per Nemo.
La decisione è stata assunta ai vertici dell’azienda. Giampaolo Rossi, amministratore delegato della Rai, ha seguito la fase finale delle verifiche e la definizione della nuova soluzione. Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento, è il responsabile editoriale della struttura nella quale rientra Report e ha seguito l’impostazione del nuovo corso. La Rai ha scelto dunque di investire sulle professionalità interne, mantenendo il programma e cambiandone la conduzione.
La redazione di Report era divisa in tre blocchi. I fedelissimi di Ranucci erano ormai sei, la metà rispetto alla settimana precedente. Poi c’erano quelli che cercavano una mediazione: salvare Report, restare nella redazione e lasciare Ranucci dietro le quinte, con tre suoi collaboratori a condurre a rotazione. Infine c’erano quelli che non lo sopportavano più e avevano cominciato a comprendere quanto il caso stesse danneggiando anche loro. Ranucci li conosceva e sui social li aveva definiti «Cavalli di Troia dentro la redazione».
Ma da ieri l’esito è noto. E proprio qui c’è una domanda: quando Ranucci parlava di «Cavalli di Troia», parlava anche di Presutti? Non lo sappiamo. Sappiamo però che proprio una giornalista cresciuta a Report è stata scelta dalla Rai per raccogliere il testimone. E che il concorso contestato da Ranucci ha prodotto uno dei due nuovi conduttori. Lo smacco, se così vogliamo chiamarlo, è doppio.
Innocenzi fa da apripista, e il suo curriculum televisivo aiuta a capire da dove venga questa postura. È cresciuta nella scuderia di Michele Santoro, a Samarcanda, dentro quella tradizione di giornalismo militante che ha fatto del confronto muscolare con il potere un format televisivo. All’epoca girava un suo promo in cui, all’uscita delle metropolitane, nelle piazze e nei caffè, si appostava con un cartello laconico: «Rubano». Un populismo televisivo ante litteram, prima ancora che diventasse una cifra riconoscibile del gruppo Ranucci.
Oggi Innocenzi si propone come portavoce quasi politica della ex squadra di Report. Fa proprie le grida manzoniane di un Ranucci alla deriva, smodato, fuori scala e fuori controllo, trasformando una decisione aziendale in una mobilitazione. Chi ha beneficiato per anni della forza del servizio pubblico ora sembra considerarlo legittimo soltanto quando coincide con la propria linea.
E qui c’è anche un tema di proporzioni. I giornalisti cooptati da Ranucci, da lui portati e voluti in Rai, devono scegliere se seguirlo fino in fondo, anche nell’eventuale avventura politica, oppure restare sotto il tetto protetto di Mamma Rai, con stipendi che, per alcune figure apicali, arrivano a cifre nell’ordine dei 200-300 mila euro lordi l’anno.
La tentazione, semmai, sembra quella di alzare il livello dello scontro: trasformare l’uscita di scena di Ranucci in un caso politico, evocare complotti, gridare all’epurazione e portare l’istituzione sul banco degli imputati. Un copione che ricorda, per certi versi, la scena finale del Caimano: via il protagonista, a fuoco l’istituzione.
E intanto sullo sfondo si muove la politica. Ranucci potrebbe davvero candidarsi? Pd, Movimento 5 Stelle e Avs hanno mostrato, in forme diverse, attenzione nei suoi confronti. Sandro Ruotolo, oggi nel Pd, è uno dei suoi amici più stretti e fu anche tra i padrini televisivi di Innocenzi, cresciuta appunto nella scuola di Santoro. Barbara Floridia, Movimento 5 Stelle, ha difeso pubblicamente Ranucci nei mesi dello scontro con l’azienda e il 2 luglio si è dimessa da presidente della Vigilanza Rai insieme ai commissari dell’opposizione, facendo saltare la Commissione dopo quasi due anni di paralisi.
Con la nuova legge elettorale serviranno le preferenze. Avere Ranucci in lista significa sottrarle ad altri. Magari a chi fa politica davvero. Il populismo funziona così: premia gli influencer e penalizza il merito. Ma i partiti che lo metteranno in lista si assumeranno una bella responsabilità, anche verso il passo indietro che chiedono ai loro dirigenti e candidati.
Quanto al resto, meglio non confondere le responsabilità. Per anni Ranucci ha parlato della sua redazione come di una «grande squadra». Eppure restano domande sulle frequentazioni, sui rapporti e sui silenzi che hanno accompagnato quella stagione. Lavitola entrava e usciva da via Teulada e il suo rapporto con Ranucci è oggi al centro dell’attenzione pubblica.
E allora una domanda riguarda proprio la redazione. Perché Giulia Innocenzi e Giorgio Mottola non hanno mai fotografato Lavitola al tavolo di Ranucci? Non dovevano certo cercarlo al ristorante: quel duetto si mostrava in redazione, si sedeva davanti a loro. Se la presenza di Lavitola a via Teulada era tutt’altro che occasionale, perché nessuno dei giornalisti che oggi difendono Ranucci ne ha parlato prima? Qui ci sono rapporti, circostanze e possibili correlazioni tutte da chiarire e da indagare. E proprio per questo il silenzio di chi era lì, vedeva e lavorava accanto al conduttore pesa oggi più di molte dichiarazioni.
E ci sono anche i silenzi sulle donne. Le questioni legate al MeToo erano state sollevate attraverso una segnalazione di whistleblowing arrivata alla Rai nel 2021. Negli ultimi giorni sono tornate a circolare ricostruzioni e accuse relative ai rapporti di Ranucci con colleghe e fonti. Lo stesso giornalista ha raccontato nel proprio libro rapporti intimi con colleghe stagiste e fonti della trasmissione. Sono vicende che meritano accertamenti e responsabilità individuali. Ma pongono una domanda politica e professionale: perché su questi temi la voce di Innocenzi, così forte oggi contro la Rai, sia rimasta tanto più flebile?
Anche il fronte sindacale registra il cambio di clima. Mentre la sinistra interna alla Rai appare aver smarrito la voce, con UsigRai sostanzialmente imbambolata davanti alla svolta, UniRai-Figec prende posizione a difesa dei due nuovi conduttori e contro le parole di Ranucci.
«Solidarietà ai colleghi indicati dalla Rai per condurre Report. Ranucci non può offendere e definire “mediocre” la scelta dell’azienda. I giornalisti su cui ha puntato la Rai sono due vincitori di concorso con alle spalle una lunga esperienza professionale nel giornalismo d’inchiesta», scrive in una nota Sara Verta, segretaria di UniRai-Figec. «Ancora più grave è l’utilizzo del termine “collaborazionisti”, che non è una semplice critica: è un’etichetta infamante, che colpisce la dignità professionale dei colleghi e li presenta all’opinione pubblica come persone che avrebbero tradito il proprio ruolo».
Poi la stoccata: «In Rai non si servono vongole. Report sarà più giovane e soprattutto avrà anche il volto di una donna che potrà riconquistare la fiducia di quel pubblico femminile che ha chiuso con indignazione il libro con l’autobiografia del precedente conduttore».
UniRai-Figec condanna infine le parole di Ranucci sul possibile incarico al Cairo: «Forse auspicano che potrei fare la fine di Regeni». «Un terribile accostamento con un ragazzo torturato e ucciso», osserva Verta, sottolineando che le parole «attribuiscono alla Rai la presunta volontà di nuocergli». E conclude: «Le parole hanno un peso. Soprattutto quando vengono pronunciate da chi ha una responsabilità pubblica e professionale. Rispetto per tutti. Per i colleghi, per la Rai e per chi non c’è più».
Sulla stessa linea Giornalisti 2.0, che saluta la decisione di Viale Mazzini come una scelta finalmente orientata al merito.
«La nomina di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi alla conduzione di Report è un segnale importante: finalmente la Rai sceglie di valorizzare professionalità cresciute all’interno dell’Azienda, con esperienza, competenza e un forte lavoro sul campo», sottolinea Maurizio Pizzuto, presidente dell’Associazione Giornalisti 2.0. «È una scelta che premia il merito e che auspichiamo possa diventare un indirizzo più generale del Servizio Pubblico. A Presutti e Piervincenzi i migliori auguri di buon lavoro per una sfida prestigiosa e impegnativa».
È arrivato il momento che la Rai torni a ricordare una cosa semplice: Report deve restare Report, la Rai deve restare la Rai e nessun conduttore può essere più grande del servizio pubblico che lo paga.



