Psagot, 9 set. (askanews) – Alla cantina Psagot, nella zona industriale israeliana di Shaar Binyamin, in Cisgiordania occupata, operai e soldati tra bottiglie e casse pronte per la spedizione. Il proprietario Yaakov Berg respinge il blocco degli scambi con gli insediamenti israeliani deciso da dodici Paesi, tra cui Regno Unito, Canada e Francia, dopo l’aumento delle violenze dei coloni contro i palestinesi. Israele ha reagito ordinando la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme, l’espulsione dei rappresentanti di Londra da un centro che segue il cessate il fuoco a Gaza e il divieto d’ingresso per dodici cittadini britannici, in gran parte parlamentari. Berg sostiene che le sanzioni non fermeranno un’azienda passata in vent’anni da 3.000 a oltre un milione di bottiglie.”Non ci farete cambiare per qualche dollaro – dice Yaakov Berg, proprietario della cantina Psagot – iamo venuti nella nostra patria, è difficile vivere qui e crediamo in quello che facciamo. Non siamo venuti qui per qualche dollaro, quindi non ce ne andremo per qualche dollaro”.”Vi prometto – prosegue – che raddoppieremo le vendite in Inghilterra e in tutto il mondo. Ho avviato la cantina vent’anni fa. Qui abbiamo cominciato con 3.000 barili, 3.000 barili. Ora ne produciamo più di un milione. E siamo stati boicottati fin dal primo giorno, con la gente che diceva che non avrebbe comprato. Questa è la realtà. Non abbiamo paura”.”Prenderemo tutti i nostri soldi, ministro degli Esteri – dice riferendosi al Regno Unito – e li investiremo nella terra. Coltiveremo altra uva, costruiremo altre case e resteremo qui. Saremo nella nostra patria e la nostra patria prospererà”.
Cisgiordania, la cantina dei coloni sfida le sanzioni occidentali
"Coltiveremo sempre più uva e la nostra patria prospererà"
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