L’aereo di Volodymyr Zelensky è stato quasi colpito da un drone mentre decollava dalla Moldavia diretto a Oslo. A rivelarlo è stato il premier norvegese Jonas Gahr Støre all’emittente NRK: “Questa è la realtà con cui deve confrontarsi”. Il leader ucraino era in volo per i funerali di Stato di re Harald V. L’episodio è avvenuto l’8 settembre. Secondo l’Institute for the Study of War si tratterebbe di uno Shahed russo che ha violato per quasi un’ora gli spazi aerei moldavo e romeno, prima di schiantarsi vicino a Mihaileni Vechi. La stessa notte un raid russo sul valico di Starokozache, al confine tra Ucraina e Moldavia, ha causato due morti. Kiev però ridimensiona: fonte della presidenza all’Afp parla di allerta per incursione, non di pericolo diretto, e definisce “esagerata” l’idea di un impatto sfiorato. La Moldavia ha confermato la violazione e chiuso temporaneamente lo spazio aereo. La smentita di Kiev non cancella la gravità politica del fatto. Che fosse mirato o un drone vagante, il messaggio di Mosca è chiaro: nemmeno lo spazio aereo di un Paese candidato Ue come la Moldavia è sicuro. E la sicurezza dei leader in movimento è vulnerabile. Non a caso l’incidente arriva mentre si riapre uno spiraglio diplomatico, con Putin e Trump che si sono sentiti e il Cremlino che auspica un ritorno al tavolo trilaterale. Un drone che sfiora un presidente è il modo più brutale per ricordare che ogni trattativa, oggi, avviene con un velivolo senza pilota sopra la testa. Una rivelazione shock di Oslo che nette Kiev spalle al muro sulle trattative. Pronti al compromesso? Mosca auspica colloqui trilaterali a breve.



