Sindaco legnaghese contro i genitori dei maranza: la svolta legale

martedì, 15 Settembre 2026
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Dopo lo scippo all’anziana e la rapina al tabaccaio con due 15enni italiani di origine marocchina, Paolo Longhi di FdI primo cittadino nel piccolo comune Veneto di Legnago annuncia: stop a contributi comunali per le famiglie dei minori che delinquono. Serve responsabilità. La chiama: “rabbiosa considerazione”. E la rabbia ha un obiettivo preciso: le famiglie. “Molto spesso dietro a questi fatti ci sono giovani immigrati di seconda generazione e quindi famiglie perfettamente regolari nel nostro territorio. Famiglie che, come tutte, beneficiano di contributi e sussidi pubblici”. Parte da qui il ragionamento di Paolo Longhi, sindaco di Legnago e esponente di Fratelli d’Italia, dopo quello che è successo nei giorni scorsi. Ripercorriamo i fatti: due quindicenni, italiani di origine marocchina, prima scippano un’anziana facendola cadere a terra, poi entrano in un tabacchino e rapinano il titolare colpendolo con una bottiglia in testa. Due episodi in poche ore che hanno fatto traboccare il vaso in una città già segnata da mesi di incursioni dei cosiddetti maranza: ingressi in chiesa in bicicletta durante la Messa, bestemmie all’altare, scalinata del Duomo usata come rampa per acrobazie.La mossa di Longhi è diretta: l’amministrazione sta studiando come modificare i regolamenti comunali per escludere dai sussidi, dai bonus e dalle agevolazioni sulla casa, sulle mense, sui servizi, i nuclei familiari i cui figli minorenni commettono reati predatori. Non è un’idea isolata. È la stessa linea che a Verona una petizione popolare chiede al sindaco Damiano Tommasi con un’ordinanza anti-maranza, ed è quella che il presidente della Regione Veneto Stefani ha già sposato ad aprile dopo gli spari vicino alla fermata delle corriere a Porto di Legnago: lavori di pubblica utilità obbligatori, pulire scuole e parchi, per chi delinque. La proposta di Legnago sposta il confine del dibattito sulla sicurezza e lo fa in modo volutamente brutale: dalla punizione del figlio alla responsabilizzazione del padre. Da un lato c’è il principio: se prendi soldi pubblici, devi educare tuo figlio. Il sussidio non è un diritto automatico, è un patto. Se il patto salta perché tuo figlio spacca una bottiglia in testa a un commerciante, il Comune smette di pagarti l’affitto agevolato. Longhi gioca una partita politica, non amministrativa e lancia un messaggio: il Veneto laborioso non accetta di essere ostaggio di baby gang che confondono il disagio con l’impunità. Servirà? O il rischio è che alla rabbiosa considerazione segua un regolamento che un TAR smonta in dieci minuti? Staremo a vedere.

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