Dati Istat confermano deficit al 3,1% Italia resta in infrazione: le interviste | Video

martedì, 22 Settembre 2026
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La revisione ordinaria dei conti economici nazionali pubblicata dall’Istat conferma un quadro complesso per le nostre finanze, ben evidenziato dai dati resi pubblici oggi. L’Italia non uscirà quest’anno dalla procedura europea per deficit eccessivo. Nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si è attestato al 3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024, ma ancora sopra la soglia del 3% prevista dalle regole europee.

L’ufficializzazione dei dati Istat ha immediatamente innescato un acceso dibattito politico, riaccendendo i riflettori sulle sfide economiche del Paese per la prossima legge di bilancio. Come documentato dalle reazioni raccolte da Lo Speciale a Monteciroo, la maggioranza difende il percorso di rientro puntando il dito contro le inflessibilità di Bruxelles e le congiunture dei conflitti globali in corso, mentre le opposizioni accusano apertamente l’esecutivo, lanciando l’allarme su possibili tagli imminenti.

Le reazioni politiche ai Dati Istat, le interviste a maggioranza e opposizione

Ad aprire le riflessioni della maggioranza è Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, che tende a ridimensionare l’allarme sui conti pubblici correggendo il tiro anche su alcune cifre. Il vice presidente della Camera a infatti dichiarato: “Non è che ci siano delle differenze particolari nei dati istat di oggi, come tutti hanno già potuto commentare. Diciamo che, a mio giudizio, con questa conferma del 3,1% – anzi, se vogliamo essere precisi, del 3,079%, e quindi per uno scostamento dello 0,30% – noi abbiamo ancora la procedura di infrazione, posto che comunque andremo sotto il 3% nei tempi programmati, anche se auspicavamo che potesse accadere subito. Io penso che l’Unione Europea abbia comunque dimostrato tutte le sue latenze e i suoi difetti di fabbricazione, che sono stati più volte denunciati anche da noi e su cui dovremmo lavorare per riformare l’Europa. Perché un conto è dire che c’è una procedura di infrazione dovuta a uno scostamento importante, con una crescita costante nel tempo, e un altro conto, invece, è verificare che una nazione entrata con l’8,1% dopo soli quattro anni sta al 3,079%”.

Sulla stessa linea difensiva si colloca Stefano Candiani della Lega, che invita a guardare alle cause di questi dati puntando il dito contro il Superbonus del M5S. Il senatore leghista ha sottolineato: “Bisognerebbe interrogarsi sul come mai ci siano questi dati, perché oggettivamente anche stavolta il 110% purtroppo ha pesato. Il tema vero diventa che cosa succederà ancora a Hormuz e quanto continuerà ad andare avanti il conflitto tra Russia e Ucraina, che sono la vera zavorra sulla finanza pubblica e sulle tasche delle famiglie”.

Di tutt’altro avviso sono i banchi delle opposizioni, che leggono nei recenti Dati Istat una grave responsabilità dell’esecutivo. Maria Elena Boschi di Italia Viva punta il dito direttamente contro la premier e il Ministro dell’Economia: “Non saranno contenti gli italiani. Siamo sempre dispiaciuti quando le cose non vanno bene per il nostro Paese. Però, parlando di Giorgetti, dovremmo dire ‘chi è causa del suo mal pianga se stesso’. Perché, dopo quattro anni a Palazzo Chigi di Meloni e quattro anni da ministro dell’Economia, lui non può che guardarsi allo specchio”.

Anche il Movimento 5 Stelle non fa sconti e affida il suo commento a Francesco Silvestri, che utilizza una metafora della “gonna corta” per criticare la squadra di governo: “Lì il sarto non è proprio un fenomeno, mettiamola così, nel senso che la stoffa ci sarebbe anche, ma è la capacità di fare vestiti su misura per la crisi che non è particolarmente buona. I fondi ci sarebbero, le soluzioni ci sarebbero. Però, fin quando vivremo in una crisi dove le banche festeggeranno 100-110 miliardi di utili e le società energetiche uguale, e la popolazione invece continuerà a pagare gli effetti della crisi, non riusciremo a uscirne”.
A chiudere il cerchio delle critiche è Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra, che evidenzia i rischi concreti per i cittadini alla luce degli ultimi Dati Istat: “Rischiamo. Mi pare evidente che, con questi dati, il governo o decide di fregarsene della procedura di allineamento – ma deve spiegarlo, dopo aver firmato dichiarandosi entusiasta del risultato del nuovo patto di stabilità – oppure dovrà tagliare, e tagliare anche in modo significativo, siccome ha già promesso di impegnare in modo strutturale 2 miliardi e 400 milioni di euro per la marchetta elettorale sul bollo auto. I dati sulla spesa sono già oltre i limiti prefissati. Diciamo che le cose si fanno complicate, solo che non sono complicate solo per Giorgia Meloni: rischiano di esserlo, e molto, per gli italiani e per le italiane, per i loro portafogli, per le loro tasche e per la possibilità di vedersi garantiti diritti che oggi sono sempre più precari”.

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