La discussione sui tetti alla presenza di studenti stranieri nelle classi italiane resta al centro del dibattito politico, riaccendendo un confronto mai del tutto sopito su integrazione e modelli scolastici. Al centro dell’attuale polemica c’è la proposta del governo Meloni, mirata a porre un limite percentuale agli alunni immigrati in ogni aula per favorire una migliore didattica e un inserimento graduale. Una misura che ha sollevato forti critiche da parte dell’opposizione, che vi vede un rischio di discriminazione e un ostacolo all’inclusione. Non l’aggiunta della polemica sulla “circolare Mattarella” sul tetto agli stranieri nelle classi scolastiche.
Ad ampliare la prospettiva interviene la memoria storica di chi quell’amministrazione l’ha vissuta dall’interno. A dare il suo parere sul passato è Saverio D’Amelio, già sottosegretario all’Istruzione durante il governo Andreotti VI, quando a guidare il dicastero del Viale Trastevere c’era l’attuale Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Intervenuto ai microfoni di Un Giorno da Pecora su Rai Radio1, D’Amelio ha ricordato l’esistenza di una direttiva ministeriale risalente alla stagione 1990/1991, fortemente voluta proprio da Mattarella, che già all’epoca affrontava la questione ponendo dei paletti quantitativi rigorosi.
Interpellato sul parallelo tra le due visioni, l’ex sottosegretario ha sottolineato come l’impostazione di fondo rimanga pressoché identica: “Differenze sostanziali con l’attuale proposta non ce ne sono, anche se alcune precisazioni vanno fatte. Diciamo che la circolare di Mattarella del ‘90/’91 era precisa, prevedeva sette stranieri per ogni classe. Se Mattarella sarebbe d’accordo con la proposta Meloni? Credo che non abbia cambiato parere quindi sì, immagino sarà d’accordo con la premier”. Insomma la ricerca di un equilibrio numerico nelle classi non nasce oggi come misura ideologica, ma affonda le radici in un approccio istituzionale che già oltre trent’anni fa cercava di governare i flussi migratori nella scuola pubblica.
