ONU, tutti contro Netanyahu. Arrestata Susan Sarandon. Scatta il caso diplomatico?

venerdì, 25 Settembre 2026
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Fischi, banchi vuoti e manette a Manhattan. Un Palazzo di Vetro spaccato in due. Dentro, i banchi che si svuotano. Fuori, le manette che scattano per una star di Hollywood del calibro di Susan Sarandon. Scatta il caso diplomatico. Succede tutto il 24 settembre, durante la 80ma Assemblea Generale ONU. Quando Benjamin Netanyahu sale sul podio, decine di delegazioni, paesi arabi, ma anche europei e latino-americani,  si alzano e lasciano i banchi dell’aula in segno di protesta e sdegno per la guerra a Gaza, prima di lui il premier iraniano fa vedere scene strazianti di bambini martoriati in guerra. In sala partono fischi e cori. La risposta del premier israeliano è frontale: “I codardi lascino questa sala adesso”, attacca, prima di rivendicare la linea dura: “Vinceremo, dopo il 7 ottobre non abbiamo altra scelta, è stato un genocidio contro di noi”. E mentre alla Nazioni Unite va in scena una guerra vera e propria tra chi favorisce e chi è contro la strategia israeliana, fuori, per le strade di NY il clima è ancora più teso. Circa 250 attivisti di Jewish Voice for Peace hanno bloccato dalle prime luci dell’alba di ieri Manhattan nello specifico la 42ma strada, a pochi isolati dall’ONU, tutti seduti a terra con lo striscione “Stop alla guerra”. La polizia di New York è intervenuta arrestando una trentina di manifestanti. Tra loro spiccano due nomi noti: Susan Sarandon, 78 anni, premio Oscar e da anni attivista pro-Palestina, e l’attrice di “Hacks” Hannah Einbinder. Le immagini mostrano entrambe le star ammanettate con con le fascette e caricate sui mezzi del New York Police Department  insieme alla candidata democratica Darializa Avila Chevalier. Due scene che valgono più di mille comunicati. L’aula ONU svuotata è il termometro più freddo dell’isolamento diplomatico israeliano, mai così evidente all’Assemblea Generale. La frase sui “codardi” ricorda i toni da campagna elettorale interna, non da diplomazia multilaterale. E fuori, il fatto che a bloccare la strada siano ebrei americani guidati da un’icona come Sarandon rompe la narrazione di uno scontro con solo Israele verso resto del mondo. È una frattura anche interna al mondo occidentale e alla stessa comunità ebraica. E c’è chi grida al caso diplomatico. 

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