L’Iran avrebbe proposto agli Stati Uniti un piano per una tregua di sette giorni, con l’obiettivo di fermare le ostilità, consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz e avviare successivamente negoziati più approfonditi sul programma nucleare iraniano. A riferirlo è stato il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, illustrando la proposta avanzata alle autorità statunitensi.
Sulla situazione è intervenuto anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che in un’intervista a Fox News ha sostenuto che spetti agli Stati Uniti decidere se mettere fine al conflitto. «Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci», ha dichiarato. Pezeshkian ha quindi aggiunto: «Non vogliamo continuare, è l’America a dover scegliere se porvi fine o meno».
Nel corso dell’intervista, il presidente iraniano ha inoltre parlato della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, assente dalla scena pubblica da diversi mesi. Pezeshkian ha assicurato che gode di buona salute, smentendo così le indiscrezioni secondo cui sarebbe morto o si troverebbe in condizioni di morte cerebrale.
Intanto, tensioni anche all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Durante l’ingresso del premier israeliano Benjamin Netanyahu, decine di diplomatici appartenenti a diverse delegazioni hanno lasciato l’aula in segno di protesta. La sala è rimasta parzialmente vuota, mentre dall’esterno e tra i presenti si sono levati cori a sostegno della Palestina.
Netanyahu ha reagito alla contestazione invitando chi non intendeva ascoltarlo a lasciare immediatamente l’aula: «Se ce ne sono altri se ne vadano subito». Il premier israeliano ha quindi difeso le operazioni militari condotte dal suo Paese, affermando: «Saremmo tutti morti se non avessimo attaccato l’Iran».
