Nessuna svolta nelle trattative tra Stati Uniti e Iran. I segnali di possibile apertura emersi negli ultimi giorni sembrano essersi nuovamente raffreddati dopo la proposta avanzata da Teheran per una tregua di sette giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva annunciato alle Nazioni Unite un piano che prevedeva la cessazione delle ostilità e la riapertura dello strategico passaggio marittimo entro sette giorni. La risposta di Donald Trump, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, sarebbe stata negativa. Il presidente americano avrebbe inoltre indicato la possibilità di una ripresa degli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato.
La proposta iraniana riprenderebbe in larga parte misure già discusse a giugno nel Memorandum d’intesa di Islamabad: la fine delle ostilità, anche sul fronte libanese, lo scongelamento di almeno 12 miliardi di dollari di beni iraniani, un alleggerimento delle sanzioni sul petrolio e la revoca del blocco navale. In cambio, Teheran avrebbe previsto la riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale prima del conflitto transitava una quota significativa del petrolio mondiale.
Il dossier sul nucleare
Sul tavolo resta anche la questione del programma nucleare iraniano. Secondo il Wall Street Journal, la proposta di Teheran comprende la ripresa dei negoziati sul nucleare, mentre funzionari statunitensi hanno riferito a Reuters che i colloqui proseguono e vengono descritti come positivi e costruttivi.
Un ulteriore elemento di apertura è arrivato dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian. In un’intervista alla Cbs ha dichiarato che Teheran potrebbe consentire nuovamente l’ingresso nel Paese agli ispettori nucleari delle Nazioni Unite, attraverso specifici accordi nell’ambito dei negoziati.
Le elezioni di metà mandato americane rappresentano intanto uno degli elementi centrali della trattativa. Pezeshkian ha ribadito che l’Iran non vorrebbe attendere fino al voto per arrivare a un’intesa. Nonostante le dichiarazioni pubbliche e le distanze ancora esistenti, la diplomazia internazionale continua dunque a lavorare per individuare una possibile soluzione al conflitto.
