La pressione americana sulle scorte europee arriva al tavolo del G7 e si traduce in un accordo comune. I leader delle sette maggiori economie hanno deciso di immettere sul mercato fino a 100 milioni di barili di greggio e gasolio nell’arco di quattro mesi, con una quota consistente di diesel anticipata entro i primi venti giorni. Una decisione maturata dopo giorni di tensione sui prezzi dei carburanti e anche a seguito della sollecitazione di Donald Trump agli alleati europei a utilizzare le proprie riserve strategiche.
Trump aveva infatti chiesto agli alleati di intervenire sulle proprie scorte per contribuire a raffreddare il mercato. La richiesta americana si è inserita nel confronto sulla sicurezza energetica che ha portato alla convocazione del vertice straordinario del G7.
Al vertice convocato d’urgenza, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha portato la posizione italiana sulle misure necessarie per contenere l’impatto del caro energia.
Secondo quanto riferito da Palazzo Chigi, Meloni ha condiviso con gli altri leader le iniziative adottate dal governo italiano per contenere i rincari: il tetto ai prezzi dei carburanti ottenuto attraverso le principali compagnie petrolifere, gli interventi sulle accise e le proposte presentate dall’Italia alla Commissione europea.
La premier ha sostenuto una «azione coordinata sulle scorte, mirata sul gasolio», insistendo sulla necessità di intervenire proprio sul prodotto maggiormente esposto alle tensioni internazionali.
Parallelamente, Meloni ha rilanciato la proposta di un «dialogo strutturato» tra il G7 e i Paesi del Golfo, considerati un interlocutore centrale per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici.
È questo il punto caratterizzante della posizione italiana: da una parte una risposta immediata alla crisi attraverso le riserve e le misure sui prezzi; dall’altra la ricerca di un canale stabile con i Paesi produttori del Golfo per affrontare le conseguenze delle tensioni sul mercato energetico.
Il piano concordato dai leader prevede il rilascio coordinato, attraverso l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), di 100 milioni di barili nell’arco di quattro mesi. Una parte significativa del gasolio sarà immessa sul mercato già nei primi venti giorni.
L’AIE dovrà inoltre monitorare l’attuazione dell’accordo e presentare entro venti giorni un rapporto con eventuali raccomandazioni, compreso il successivo reintegro delle scorte.
Il G7 ha deciso anche di coordinare i calendari di manutenzione delle raffinerie per evitare fermi contemporanei e, dove possibile, aumentare temporaneamente i tassi di utilizzo degli impianti. L’obiettivo è aumentare la disponibilità di carburanti raffinati, soprattutto diesel.
Sul fronte commerciale, i sette Paesi hanno ribadito l’impegno a non introdurre restrizioni alle esportazioni di energia e prodotti energetici tra i membri del G7, nella convinzione che nuovi ostacoli agli scambi potrebbero aggravare ulteriormente la pressione sui mercati.
La crisi energetica resta strettamente legata alla situazione geopolitica in Medio Oriente. Nel documento finale, il G7 condanna gli attacchi dell’Iran contro i Paesi della regione e le conseguenze sulla sicurezza energetica e sul commercio internazionale.
I leader chiedono il «pieno e immediato ripristino» della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e confermano la volontà di rafforzare gli sforzi comuni per garantire il libero transito delle merci. Viene inoltre espresso apprezzamento per l’azione degli Stati Uniti volta ad assicurare la navigazione nello stretto.
Nel quadro delle misure decise sul fronte energetico, il G7 conferma infine il mantenimento delle sanzioni contro la Russia, impegnandosi a lavorare con l’AIE e con gli altri partner internazionali per limitare ulteriori ripercussioni sui mercati di carburanti, gas e materie prime.
Il vertice consegna dunque una risposta su più livelli: l’immissione di nuove scorte, il coordinamento delle raffinerie, la libera circolazione dei prodotti energetici tra i Paesi del G7 e l’apertura di un confronto più strutturato con i produttori del Golfo.
Per l’Italia, la linea indicata da Meloni punta a tenere insieme un’azione politica per il contenimento dell’emergenza prezzi e una strategia più ampia sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Una linea che si inserisce in maniera naturale nella strategia di risposta comune sulle riserve energetiche.
