Giorgia Meloni mette al sicuro la propria voce dall’intelligenza artificiale. La presidente del Consiglio ha registrato il suo timbro vocale presso l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo), con l’obiettivo di rafforzare la tutela contro clonazioni vocali e deepfake. La notizia è stata confermata da fonti di Palazzo Chigi.
Il deposito riguarda un file audio della durata di appena quattro secondi, nel quale la premier pronuncia la frase ormai diventata celebre: «Io sono Giorgia Meloni». La registrazione come marchio sonoro punta a proteggere gli elementi che rendono riconoscibile la sua voce, dall’inflessione alle caratteristiche acustiche del timbro.
La scelta arriva in un momento in cui gli strumenti di intelligenza artificiale generativa permettono di riprodurre con crescente precisione la voce di una persona partendo anche da pochi secondi di audio. Una tecnologia che può essere utilizzata per creare dichiarazioni, telefonate o messaggi mai realmente pronunciati dal soggetto interessato.
Per una figura istituzionale come il presidente del Consiglio il rischio assume una particolare rilevanza: un falso audio, soprattutto se diffuso rapidamente attraverso social network e applicazioni di messaggistica, potrebbe alimentare campagne di disinformazione o attribuire alla premier dichiarazioni inesistenti. Il marchio sonoro dovrebbe quindi offrire uno strumento giuridico aggiuntivo per contrastare utilizzi non autorizzati e chiedere la rimozione dei contenuti falsificati.
La decisione assume inoltre un significato particolare in vista delle prossime scadenze elettorali, in uno scenario nel quale immagini, video e voci generate artificialmente sono destinati ad avere un peso sempre maggiore nel dibattito politico e nelle campagne online.
Curiosamente, proprio «Io sono Giorgia» era diventata già nel 2019 uno dei fenomeni politici più virali del web, dopo il remix del discorso pronunciato da Meloni durante una manifestazione del centrodestra a Roma. Oggi quelle stesse parole diventano invece lo strumento scelto dalla premier per certificare e proteggere la propria identità vocale nell’era dei deepfake.
