È morta a Roma, a 80 anni, Barbara Spinelli. Giornalista, editorialista, intellettuale, parlamentare europea per una legislatura. Ma soprattutto una voce che per oltre cinquant’anni ha attraversato il giornalismo italiano e il dibattito pubblico senza smettere di interrogare l’Europa, la politica internazionale e il rapporto tra democrazia e potere.
La notizia è stata comunicata dalla famiglia, che ha rivolto un ringraziamento al professor Cortesi, al suo staff e al personale della clinica Villa del Rosario per le cure prestate negli ultimi giorni. I funerali si terranno in forma strettamente privata.
Nata a Roma il 31 maggio 1946, Spinelli aveva alle spalle una storia familiare che sembrava quasi contenere in anticipo alcune delle grandi questioni alle quali avrebbe dedicato la propria vita. Era figlia di Altiero Spinelli, tra i padri del federalismo europeo e autore, insieme a Ernesto Rossi e con il contributo di Eugenio Colorni, del Manifesto di Ventotene, e di Ursula Hirschmann, antifascista tedesca, militante della Resistenza e sostenitrice del progetto federalista europeo.
Quell’eredità, tuttavia, Barbara Spinelli non l’ha mai vissuta come un’eredità da custodire semplicemente. L’ha sottoposta a un confronto continuo con la realtà, con le contraddizioni della politica e con le trasformazioni dell’Europa.
La sua carriera giornalistica era cominciata nel 1972, dopo tre anni di ricerca all’Istituto Affari Internazionali di Roma, nella redazione de Il Globo. Si occupava soprattutto di Europa orientale, seguendo un mondo ancora diviso dalla Guerra fredda. Per Il Globo e L’Espresso fu poi corrispondente da Bruxelles. Nel 1976 partecipò alla fondazione de la Repubblica, entrando nel gruppo di giornalisti che diedero vita al nuovo quotidiano. Da Parigi avrebbe raccontato la politica francese e internazionale, prima come corrispondente e poi come inviata speciale del Corriere della Sera.
La sua firma sarebbe comparsa anche su La Stampa. Nel 2010 tornò a la Repubblica come editorialista e dal 2016 iniziò a collaborare con il Fatto Quotidiano. Il suo giornalismo non si è mai limitato alla cronaca. L’Europa, in particolare, è stata il punto di osservazione privilegiato dal quale leggere guerre, alleanze, crisi delle democrazie e trasformazioni della società.
Negli ultimi anni aveva continuato a scrivere con la stessa radicalità di giudizio. Aveva seguito la guerra in Ucraina, criticato l’atlantismo europeo e denunciato quelle che considerava responsabilità internazionali nella guerra di Gaza. Il suo ultimo articolo sul Fatto Quotidiano è stato pubblicato il 10 marzo scorso. Il titolo, “Pure questa guerra si poteva evitare”, era dedicato al conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Nel 2014 Barbara Spinelli entrò direttamente nella politica europea. A 68 anni fu tra le promotrici de L’Altra Europa con Tsipras, la lista della sinistra radicale italiana nata in occasione delle elezioni europee per sostenere la candidatura dell’ex primo ministro greco Alexīs Tsipras alla presidenza della Commissione europea.
Fu eletta al Parlamento europeo, risultando prima degli eletti nelle circoscrizioni Italia centrale e Italia meridionale. Dal luglio 2014 al gennaio 2017 e poi nuovamente dal gennaio 2017 al 2019 fu vicepresidente della Commissione per gli affari costituzionali.
L’esperienza nella lista si interruppe però già nel 2015. L’11 maggio lasciò la formazione politica definendola “un progetto fallito”, continuando il proprio mandato europeo come indipendente.
Anche in Parlamento rimase fedele a un’idea dell’Europa che non coincideva semplicemente con le istituzioni esistenti. Per Spinelli l’integrazione europea era un progetto politico, e proprio per questo poteva e doveva essere discusso, criticato e ripensato.
Antifascismo e pacifismo hanno accompagnato tutta la sua esperienza pubblica. Non come temi separati dal giornalismo, ma come criteri attraverso i quali leggere la politica.
Spinelli aveva rivolto la propria attenzione anche alla politica italiana, alle trasformazioni della destra e ai progetti di riforma istituzionale. In diversi interventi aveva parlato del “populismo delle élite” e aveva espresso forti critiche nei confronti di riforme che, a suo giudizio, avrebbero inciso sull’equilibrio costituzionale.
La notizia della morte ha suscitato numerose reazioni nel mondo politico italiano ed europeo. Gli esponenti del Movimento Cinquestelle al Parlamento europeo l’hanno ricordata come un’amica e una collega capace di guidare e consigliare, sottolineando il suo impegno per la pace, la giustizia sociale e l’integrazione europea. Il leader del M5S Giuseppe Conte ha parlato di una donna che si era dedicata con passione all’europeismo, alla giustizia sociale, alla pace e ai diritti.
Gli eurodeputati del Partito democratico hanno ricordato il vuoto che lascia “nel mondo della cultura, dell’informazione e della politica europea”. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, ne ha sottolineato il profilo di giornalista e intellettuale «libera e rigorosa».
È arrivato anche il cordoglio delle istituzioni europee. La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha ricordato Spinelli “sulle orme del padre Altiero”, sottolineandone l’impegno nella riflessione sul futuro del progetto europeo.
