La maggioranza degli italiani esprima un giudizio favorevole sulla legge elettorale appena approvata. È questa l’indicazione che emerge dall’ultimo sondaggio YouTrend per Sky TG24: tre italiani su quattro dichiarano di conoscere poco o nulla la riforma, ma, una volta illustrati i principali punti del provvedimento, il 41% esprime un giudizio positivo, contro il 37% di giudizi negativi. Il 22% non si esprime.
La misura che raccoglie il consenso più ampio è il voto per studenti e lavoratori fuorisede: l’83% la valuta positivamente. Ma subito dopo arrivano due elementi centrali del nuovo sistema, entrambi al 62% di giudizi favorevoli: l’introduzione delle preferenze e, soprattutto, l’obbligo per le coalizioni di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio.
È proprio quest’ultimo punto a presentare uno degli scarti più interessanti tra il dibattito politico e la percezione degli elettori. L’opposizione contesta l’indicazione del premier, sostenendo che possa introdurre attraverso una legge ordinaria un meccanismo assimilabile al premierato e sollevando dubbi di costituzionalità. Le pregiudiziali di costituzionalità presentate alla Camera sono state però respinte il primo ottobre.
Nel sondaggio, invece, l’indicazione del candidato premier trova un consenso netto: 62% contro il 22% di contrari. E il dato assume ancora più rilievo se si guarda a ciò che gli italiani dichiarano di valutare quando scelgono il partito da votare. Il 67% considera importante, o molto importante, poter sostenere un candidato premier gradito. Il programma resta largamente al primo posto, con l’88%, ma il nome del candidato alla guida del governo viene prima della possibilità che il partito faccia parte della coalizione vincente, indicata dal 45%.
Non tutte le novità della riforma, naturalmente, incontrano lo stesso consenso. Il premio di maggioranza divide il campione: il 39% lo giudica negativamente e il 34% positivamente. Ancora più netta è la bocciatura dei capilista bloccati, contrari al 56% degli intervistati e favorevoli soltanto al 26%. Sull’abolizione dei collegi uninominali, invece, prevale l’incertezza: il 50% non esprime un giudizio.
La fotografia, dunque, è meno ideologica di quanto potrebbe apparire dal confronto parlamentare. Gli italiani sembrano distinguere tra le diverse componenti della riforma: promuovono il voto fuorisede, apprezzano le preferenze e l’indicazione del premier, mentre mostrano maggiori riserve sul premio di maggioranza e sui capilista bloccati.
È forse questo il dato politico più interessante della rilevazione: la legge elettorale non viene valutata in blocco, ma misura per misura. E quando gli elettori vengono messi nelle condizioni di conoscere i contenuti, alcune delle norme più discusse nel dibattito politico raccolgono consensi significativi. L’indicazione del candidato premier, in particolare, sembra intercettare una domanda di chiarezza sulla scelta di chi sarà chiamato a guidare il governo, al di là delle diverse valutazioni giuridiche e costituzionali che accompagnano il provvedimento.
