La manovra per il 2027 nasce dentro una strettoia: sostenere famiglie e imprese senza compromettere la sostenibilità del debito. Per valutarla bisogna distinguere il quadro programmatico dalle misure definitive. Il Documento programmatico di finanza pubblica indica gli obiettivi, ma non presenta ancora il dettaglio completo degli interventi e delle coperture.
Il fulcro è lo spazio di bilancio da 28,8 miliardi di euro nel biennio 2027-2028, collegato alla clausola nazionale di salvaguardia per difesa e sicurezza energetica. La ripartizione prospettata equivale a circa 14,4 miliardi annui. Queste risorse rappresentano flessibilità per finanziare spesa pubblica: non sono trasferimenti gratuiti dell’Unione europea e non coincidono automaticamente con il valore complessivo della legge di bilancio.
Il disavanzo previsto passa dal 2,9% del PIL nel 2026 al 3,4% nel 2027, per scendere al 3,2% nel 2028. L’aumento iniziale è di 0,5 punti percentuali. La clausola permette una deviazione dal percorso ordinario, ma non cancella il debito generato dalla spesa. Inoltre, una parte degli interventi ammessi alla flessibilità è già incorporata nello scenario tendenziale: sommare indiscriminatamente tutte le cifre porterebbe a contarla due volte.
Il problema più oneroso è il servizio del debito. Secondo le cifre illustrate dalla Corte dei conti, gli interessi passerebbero da 96,9 miliardi nel 2026 a 117,2 miliardi nel 2029. La differenza è di 20,3 miliardi, pari a un aumento del 21% circa. Sono risorse che remunerano il capitale preso a prestito e riducono lo spazio disponibile per servizi e investimenti.
Anche la sanità richiede una lettura rigorosa. La spesa prevista cresce da 148,8 miliardi nel 2026 a 160 miliardi nel 2029: 11,2 miliardi aggiuntivi, equivalenti al 7,5% complessivo e a circa il 2,5% medio annuo composto. Eppure la sua incidenza sul PIL diminuisce lievemente. Aumentare gli stanziamenti nominali non garantisce quindi un rafforzamento equivalente dei servizi: il risultato dipende dai prezzi sanitari, dai rinnovi contrattuali e dalla domanda di assistenza.
Sul versante della crescita, il Governo prevede 1% nel 2026, 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028 e 0,8% nel 2029. L’effetto cumulato attribuito alla manovra è di circa 0,3 punti percentuali nell’orizzonte di previsione: un impulso contenuto. Il rapporto debito/PIL raggiungerebbe il 138,5% nel 2027, per ridursi al 136,6% nel 2029. La traiettoria resta sensibile alla crescita nominale e ai rendimenti richiesti dagli investitori.
Fuori dalla clausola, nel 2027 non emergono margini per nuove misure prive di compensazione. Tagli fiscali, bonus o maggiori stanziamenti dovrebbero trovare copertura attraverso entrate aggiuntive o riduzioni di altre spese. La criticità si estende oltre il 2028: personale, manutenzione e programmi pluriennali della difesa continuano a costare anche quando termina la flessibilità.
La qualità della manovra dipenderà dunque dalla capacità di trasformare la spesa in produttività, sicurezza energetica e redditi reali. Proteggere le famiglie dagli shock è necessario; ridurre stabilmente l’esposizione a quegli shock è l’investimento decisivo. La prudenza finanziaria funziona quando preserva anche la capacità del Paese di crescere.
