Giorgetti e quel saluto ironico all’Aula della Camera deserta

martedì, 13 Ottobre 2026
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GIANCARLO GIORGETTI MINISTRO

“Buongiorno, grazie agli onorevoli colleghi presenti in Aula”. Il sorriso rassegnato e ironico e le braccia allargate di Giancarlo Giorgetti raccontano meglio di molte parole la scena che accoglie il ministro dell’Economia a Montecitorio: una dozzina di deputati all’inizio dell’intervento, poco più di una ventina nel corso della relazione sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e sullo scostamento di bilancio, sui 399 complessivi. “Numeri” sostanzialmente divisi tra maggioranza e opposizione. “Molti dei presenti hanno partecipato ai lavori della commissione ieri sera dove tanti temi sono stati discussi”, aggiunge Giorgetti che uscito dall’aula ammette di essere rimasto male per .

Nel corso della mattinata però l’aula si va riempiendo e per le votazioni si torna a una situazione di normalità. Alla fine arriva il via libera parlamentare. Alla Camera la risoluzione sullo scostamento passa con 219 voti favorevoli e 110 contrari, superando la soglia della maggioranza assoluta dei componenti. La risoluzione sul Dpfp ottiene invece 216 sì e 116 no. Al Senato lo scostamento passa con 109 favorevoli, 61 contrari e due astenuti; il Dpfp con 108 sì, 61 no e due astensioni.

“Programmare, soprattutto a tre anni, in situazioni di grande turbolenza è assai complicato”, avverte Giorgetti, ricordando che gli aggiornamenti delle previsioni internazionali sono ormai settimanali. Da qui la metafora del bollettino meteorologico: “Quando annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione”. Una prudenza che il ministro rivendica come essenziale proprio mentre si addensano “nuvoloni all’orizzonte”.

Lo scostamento, collegato all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale Nec per difesa ed energia, rappresenta “un passo consapevole” rispetto alla linea finora seguita. Non una rinuncia al rigore, insiste Giorgetti, ma una scelta compatibile con la sostenibilità dei conti, per finanziare investimenti e, attraverso interventi selettivi e temporanei, sostenere famiglie e imprese alle prese con rincari energetici e inflazione. Il confronto con Bruxelles dovrà chiarire quali misure potranno rientrare nei margini di flessibilità concessi.

Il ministro rivendica inoltre che il governo non abbia creato nuovo debito: “Lo abbiamo gestito al meglio, il nuovo debito che si è creato è dovuto agli interessi”. E guarda alla prossima primavera, quando, se le condizioni lo consentiranno, l’Italia potrà uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo. Un obiettivo che il consolidamento dei conti dovrebbe aiutare a raggiungere proprio mentre lo scenario internazionale si fa più incerto. E che nella visione di Giorgetti rappresenterebbe una sorta di suggello finale all’opera di correzione del deficit, portato dall’oltre 8% di inizio legislatura al 3,1.

A sostenere la linea del Mef è la Lega, con Vanessa Cattoi, che elogia il rigore sui conti pubblici: “Senza austerità non potremmo fare fronte all’emergenza”. Una disciplina fondamentale per permettere di assicurare alle nuove generazioni l’accesso agli stessi servizi di cui godono quelle attuali. Ma il Carroccio chiede anche all’Europa di superare il “rigorismo ottuso” e di rivedere le proprie rigidità energetiche.

Cattoi solleva poi il delicato tema del gas russo, che “non può essere un tabù», ricordando che Francia, Spagna, Belgio e altri Paesi europei continuano ad acquistarlo, garantendo a Mosca, secondo la deputata, introiti per otto miliardi. 

Resta, sullo sfondo, la questione delle assenze a Montecitorio. Le opposizioni parlano di una maggioranza divisa. Più banalmente si tratta di negligenza o di rientri dai collegi il martedì di prima mattina. Giorgetti comunque incassa il voto, ma la fotografia dell’Aula semivuota accompagna una giornata nella quale il governo rivendica il rigore dei conti e, insieme, chiede spazio per affrontare le turbolenze in arrivo.

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