Ucraina, Meloni al Senato: “L’intesa Trump-Putin sul gas russo è una scelta molto rischiosa” | Video

mercoledì, 14 Ottobre 2026
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha difeso il sostegno italiano all’Ucraina e attaccato l’accordo annunciato dal presidente americano Donald Trump sul gasolio russo, definendolo una mossa che “legittima Mosca” mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine. Lo ha fatto nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, che si aprirà con un confronto tra i leader Ue e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Parole che suonano come un decisivo distacco dalla politica di Trump.

Meloni ha inquadrato il conflitto partendo dalla situazione sul campo, respingendo quella che ha definito la “propaganda del Cremlino”. Secondo la premier, i dati militari contraddicono la narrativa russa: dall’inizio dell’anno Mosca ha guadagnato pochissimo terreno e nel solo mese di settembre ha perso buona parte di quanto aveva conquistato nei mesi precedenti.

Sul fronte diplomatico, la premier ha ribadito la propria visione strategica: il sostegno militare all’Ucraina non è un ostacolo alla pace ma la condizione che la rende possibile. È in questo quadro che si inserisce la critica all’intesa energetica annunciata da Washington, giudicata contraddittoria rispetto agli obiettivi dichiarati dell’Occidente.

Le parole di Meloni in Senato con l’attacco a Trump

“Lo stallo tra Ucraina e Russia non è caduto dal cielo: lo hanno costruito il coraggio degli ucraini e il sostegno dell’Occidente, Italia compresa. E continuo a ritenere che questo stallo sia l’unico strumento efficace che abbiamo per portare la Russia a un tavolo negoziale serio”, ha dichiarato Meloni. La premier ha poi descritto l’offensiva russa sulla popolazione civile: “Mosca ha iniziato a colpire sempre più duramente la popolazione civile: centrali elettriche, condomini, ospedali, persino gli autobus che portano le persone al lavoro, come nell’orrenda strage di Kramatorsk. È una strategia con la quale la Russia punta a piegare il popolo ucraino con il terrore, il freddo e il buio, semplicemente perché non è riuscita a piegarlo sul campo di battaglia”.

“Dobbiamo considerare anche l’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. È una scelta che considero molto rischiosa”, ha detto Meloni. La premier ha poi articolato le proprie obiezioni: “Tutti comprendiamo, e condividiamo, l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”.

“Per come la vedo io il sostegno all’Ucraina non è alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile. Perché se l’aggressore può puntare alla resa dell’avversario, che bisogno ha di negoziare. Solo che la resa non è pace, è conquista”, ha spiegato Meloni. La premier ha concluso con un riferimento storico diretto: “Se l’Ucraina domani smettesse di difendersi, noi non avremmo la pace, noi discuteremmo dell’occupazione di una nazione europea e del ritorno di un imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo. Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest e non rimpiango il Muro di Berlino”.

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