Pannella. La tesi di laurea che svela la sua missione. Leggere per credere

giovedì, 15 Ottobre 2026
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Per anni la storiografia politica italiana e le biografie ufficiali hanno ripetuto una convinzione radicata: Marco Pannella si sarebbe laureato in Giurisprudenza nel 1955 all’Università di Urbino con una tesi polemica sui Patti Lateranensi e sull’articolo 7 della Costituzione, scritta forse da terzi, ottenendo un mortificante 66 su 110. A smentire definitivamente questo falso mito giunge oggi il volume “Marco Pannella. Storia di una tesi di laurea”, curato dal giornalista parlamentare di Radio Radicale Lanfranco Palazzolo ed edito da Nuova Palomar, con prefazione di Pino Pisicchio.

Il ritrovamento dei verbali accademici e del dattiloscritto originale restituisce una realtà dei fatti del tutto diversa, svelando un vero e proprio giallo biografico e culturale.

La prima smentita riguarda la data e l’oggetto dell’elaborato. Marco Pannella, all’anagrafe Giacinto, non discusse la tesi nel 1955, come riportato da alcuni volumi di recente pubblicazione, bensì il 17 marzo 1953. Il tema del suo elaborato non fu il Concordato con la Chiesa Cattolica, ma il principio di eguaglianza sancito dall’articolo 3 della Carta Fondamentale, sviscerato in un testo intitolato “L’eguaglianza giuridica dei cittadini nella Costituzione italiana”. L’autore tende poi ad escludere qualsiasi voce di plagio, giudicando lo stile lessicale del testo omogeneo, appassionato e coerente con la successiva traiettoria politica di Pannella.

Per comprendere il clima in cui maturò quella travagliata seduta di laurea, l’autore ricostruisce la frenetica giovinezza dello studente teramano. Diplomatosi nel 1947 al Liceo Classico Giulio Cesare di Roma, Pannella iniziò all’università “La Sapienza” alternando alti e bassi: debuttò con un brillante 28/30 in Psicologia, ma rimediò un 18 in Diritto Privato il 14 luglio 1948, nel giorno dell’attentato a Palmiro Togliatti, incappando persino in due bocciature in Diritto Romano. Molto assorbito dalla militanza nella Gioventù Liberale e dalla presidenza dell’Unione Goliardica Italiana, nel febbraio 1952 decise di trasferirsi a Urbino come studente fuori corso. Lì compì un’impresa prodigiosa: mentre svolgeva il servizio militare a Torino come autiere e si esercitava nella dattilografia, riuscì a sostenere ben cinque complessi esami biennali in soli tredici mesi, arrivando rapidamente alla discussione finale.

Quel 17 marzo 1953 Pannella si presentò a Urbino in licenza dal servizio militare, davanti a una commissione di undici docenti, che non seppero intuire la carica dirompente del giovane. Il relatore ufficiale, il docente monarchico Marino Bon Valsassina, non si presentò per malattia, mentre il sostituto designato, Serio Galeotti, rifiutò di difendere il candidato. A evitare una clamorosa bocciatura fu il ventinovenne penalista Marcello Gallo, il quale, colto dal fascino di un’esposizione non convenzionale, ma ricca di intuizioni brillanti, che anni dopo definirà come una trama sfilacciata ma intessuta di veri “fili d’oro”, convinse i colleghi a promuovere lo studente. 

La commissione, sconcertata da quell’anticonformismo, assegnò il voto minimo di 66/110, frutto dell’assegnazione unanime del “sei” da parte di tutti i commissari. Un atteggiamento accademico severissimo che Palazzolo mette a confronto con quanto accadrà vent’anni dopo, nel 1973, al leader del Movimento Studentesco Mario Capanna, premiato con 110 e lode alla Statale di Milano per una tesi sul movimento stesso in un clima politico del tutto mutato.

Sul piano dottrinale, la tesi del ventitreenne Pannella definisce l’eguaglianza come il “patrimonio di dignità che ogni ordinamento conferisce ai singoli membri” come condizione di partenza. Sfidando i dogmi dell’epoca, il giovane laureando mostrò così una netta predilezione per il costituzionalismo anglosassone e americano, criticando lo statalismo calato dall’alto della Rivoluzione Francese in nome di una visione puramente libertaria e individualista.

L’elaborato affrontava questioni di bruciante attualità sociale in quel contesto: denunciò con fermezza l’incompleta reintegrazione dei diritti dei cittadini italiani di razza ebraica dopo le nefandezze delle leggi razziali fasciste, sollecitava la tutela delle minoranze linguistiche, chiedendo la parità di trattamento per i figli illegittimi e prendendo posizione sul celebre licenziamento politico dell’operaio Fiat Battista Santhià, cacciato dall’azienda per la sua militanza nel Partito Comunista. Se sul Concordato si registrava una posizione cauta e quasi di compromesso, testimoniata dall’assenza delle conclusioni finali e da un verbo condizionale frutto del serrato confronto con il relatore Bon Valsassina, il testo nel suo complesso anticipa con straordinaria nitidezza le battaglie sui diritti civili che avrebbero caratterizzato l’intera vita del futuro fondatore del Partito Radicale.

E’ proprio la straordinaria ricchezza dei dettagli inediti d’archivio e delle testimonianze dirette presenti nel volume a rendere “Marco Pannella. Storia di una tesi di laurea” una lettura imprescindibile non solo per i cultori della storia politica, ma per chiunque voglia risolvere un giallo biografico a lungo dimenticato. Sfogliando le sue pagine, arricchite dalla prefazione di Pino Pisicchio, dalle analisi di accademici come Romano Ferrari Zumbini e Luigi Ciaurro, e persino dalla rara fotografia originale del tesserino universitario di un ventitreenne Giacinto Pannella, il lettore si ritroverà immerso nel backstage di una vicenda avvincente. Un saggio da acquistare e custodire in libreria, edito da Nuova Palomar, per conoscere meglio l’unico libro scritto da Marco Pannella e per riscoprire la genesi dimenticata di un personaggio che ha segnato la storia della Repubblica nell’anno in cui cade il decimo anniversario della sua scomparsa.

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