Un appello per fermare, almeno temporaneamente, le sofferenze dei civili intrappolati nella guerra. Papa Leone XIV avrebbe contattato telefonicamente il presidente russo Vladimir Putin dal Policlinico Gemelli, dove si trova ricoverato per la convalescenza post-operatoria, per chiedere una tregua umanitaria nella città ucraina di Oleshky, nella regione di Kherson.
Al centro del colloquio, secondo quanto riportato, la situazione dei circa duemila civili bloccati nella località, alle prese con condizioni sempre più difficili. Il Pontefice avrebbe espresso la propria preoccupazione, sollecitando una sospensione delle ostilità che permetta l’ingresso di aiuti alimentari e sanitari e garantisca alla popolazione la possibilità di evacuare in sicurezza e su base volontaria.
L’iniziativa si inserirebbe nell’impegno della Santa Sede per aprire canali umanitari nelle aree maggiormente colpite dal conflitto. Il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin avrebbe confermato la volontà del Vaticano di favorire interventi concreti a sostegno delle persone in pericolo, attraverso percorsi protetti per l’assistenza e l’uscita dei civili dalle zone assediate.
Dal Cremlino sarebbe arrivata un’apertura parziale. Putin avrebbe attribuito a Kiev la responsabilità della situazione a Oleshky, assicurando tuttavia il sostegno all’iniziativa vaticana per tutelare la popolazione e consentire l’arrivo di beni essenziali.
Il possibile intervento della Santa Sede si inserisce nel più ampio lavoro diplomatico portato avanti dal Vaticano per affrontare le conseguenze umanitarie della guerra. Tra i temi prioritari figurano il ricongiungimento dei minori alle famiglie e l’apertura di corridoi sicuri, questioni già al centro delle missioni diplomatiche del cardinale Matteo Zuppi e dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher.
