L’Italia fa sempre meno figli e invecchia sempre più rapidamente. È il quadro che emerge dai dati PwC e Istat presentati al Forum della famiglia e della natalità di Napoli, che fotografano una crisi demografica destinata a incidere profondamente sul futuro del Paese. Tra il 2014 e il 2024 le nascite sono diminuite del 26%, passando da circa 500mila a 370mila: 130mila bambini in meno in dieci anni. Rispetto al 2008, quando si registrò il picco degli anni Duemila con 576mila nati, il calo supera il 35%.
La denatalità si accompagna a una progressiva riduzione della popolazione, che dal 2014 è diminuita del 2,3%. Parallelamente cresce il peso degli anziani. Oggi gli over 65 rappresentano il 25% degli abitanti, ma secondo le stime nel 2050 raggiungeranno il 35%. Nello stesso periodo, i giovani fino a 14 anni scenderanno all’11% della popolazione. Un cambiamento che si riflette anche nel rapporto tra generazioni: attualmente si contano 216 anziani ogni 100 giovanissimi, mentre nel 2050 il rapporto potrebbe salire a 339.
Le conseguenze riguardano direttamente il mercato del lavoro, il sistema pensionistico e il welfare. Attualmente, ogni 100 occupati corrispondono 62 pensionati e, per ogni 100 persone prossime alla pensione, ci sono soltanto 64 giovani pronti a entrare nel mondo del lavoro. Una dinamica che rischia di ridurre la forza lavoro disponibile e i contributi necessari a sostenere pensioni e servizi pubblici.
Eppure, il desiderio di diventare genitori non è scomparso. Secondo i dati presentati, il 68% delle donne tra i 25 e i 34 anni dichiara di incontrare difficoltà nel realizzare il proprio desiderio di maternità. Tra gli ostacoli principali figurano il reddito, il costo e la disponibilità di una casa e la precarietà lavorativa. Fattori che rendono più difficile trasformare il desiderio di avere figli in una scelta concreta.
La sfida demografica, dunque, non riguarda soltanto il numero delle nascite, ma anche le condizioni economiche e sociali che permettono alle persone di costruire una famiglia. Senza interventi capaci di incidere su lavoro, casa e sostegno alla genitorialità, il divario tra il numero di figli desiderati e quelli effettivamente nati rischia di restare uno dei nodi centrali per il futuro dell’Italia.
