Di Carla Fiorellini
Il disegno di legge costituzionale n. 1901, presentato a maggio 2026 dalla senatrice Susanna Donatella Campione (Fratelli d’Italia), mira a modificare l’articolo 12 della Costituzione italiana per inserirvi formalmente, accanto al Tricolore, il “Canto degli Italiani” come inno nazionale della Repubblica.
Nonostante la proposta sia nata con un iniziale intento coesivo e una firma bipartisan, l’iter parlamentare ha sollevato polemiche e dibattiti.
L’inno nazionale comincia con le parole «Fratelli d’Italia». Tale corrispondenza lessicale, di questi tempi, non ha mancato di suscitare piccole invidie nei confronti del partito Fratelli d’Italia, soprattutto da parte dei “compagni”, che però dimenticano che, prima ancora di diventare il nome di una forza politica, quella formula era già patrimonio nazionale.
La polemica più accesa è scoppiata recentemente a causa di alcuni emendamenti presentati dal Partito Democratico (PD).
Alcuni senatori dem propongono di rimuovere dal testo della legge i nomi di Mameli e Novaro, suggerendo che il riconoscimento debba concentrarsi sul simbolo collettivo.
A livello più generale, opinionisti e costituzionalisti hanno sollevato perplessità circa la reale utilità del provvedimento.
Al “Canto degli Italiani”, le autorità si alzano in piedi.
Il punto, quindi, non è di stabilire se l’Italia abbia già un inno, perché la legge n. 181 del 2017 ne ha riconosciuto ufficialmente testo e spartito. Mameli è già il collante della storia di tutti gli italiani, ma per i dem citarlo in Costituzione sembra essere un affare politico.
Se ci spostiamo alla vicina Francia, scopriamo che all’articolo 2 della loro Costituzione vi è un riconoscimento espresso della “La Marseillaise”. Possibile che, per una parte della sinistra italiana, i simboli nazionali continuino a generare allergie?
La polemica su “Balilla”: Mameli non aveva la macchina del tempo.
La senatrice Campione ha indicato Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle tra le forze restie alla proposta, auspicando, però, la loro convergenza in sede parlamentare.
Una delle questioni sollevate dalle opposizioni riguarda i «bimbi d’Italia» evocati da Mameli. Il riferimento del compositore è a Giovan Battista Perasso, detto “Balilla”, legato alla rivolta antiaustriaca del 1746.
Mameli morì nel 1849, molto prima del regime. Per attribuirgli certe simpatie, dovremmo presumere che fosse in possesso di una macchina del tempo.
Quattro letture e un’incognita: si farà entro la legislatura?
Il rischio che i tempi di approvazione del disegno di legge costituzionale proposto dalla senatrice Campione si allunghino oltre la legislatura rappresenta una possibilità concreta. La revisione costituzionale richiede quattro deliberazioni parlamentari, con almeno tre mesi tra le deliberazioni di ciascuna Camera; resta l’incognita dei tempi.
Il 28 ottobre, al Salone della Giustizia di Roma, Campione interverrà proprio sul tema «L’inno nazionale in Costituzione». Prima che questa legislatura consegni le sue pagine alla storia, il riconoscimento unanime dell’inno potrebbe rappresentare un segnale importante di unità e di visione comune.



