Quando il rap prende la parola e lo fa in difesa di fatti di cronaca. Non si è fatto attendere Fedez sugli scontri di Milano. Lui che da Rozzano con furore, vuoi per protagonismo vuoi per presa di posizione contro colleghi patinati e non, ha detto la sua senza mezzi termini e non è la prima volta che lo fa con piglio e determinazione a tratti politica. Quasi volesse sostituire il silenzio di qualche politico appoltronato su uno degli scranni più alti di Montecitorio. Ma andiamo per gradi e vediamo analizzando frase per frase quello che sta accadendo. Intanto c’è una bella bufera nel rap italiano a partire proprio dalle frasi di Fedez che tuona ai ragazzi protagonisti degli scontri: ”Non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, al vostro fianco non c’è nessuno”. E scoppia la polemica e il rap italiano si spacca sulle vetrine rotte del centro. A prendere posizione, in modo solitario e controcorrente dopo gli scontri di sabato 17 ottobre in piazza Duomo con 14 agenti feriti, 32 arresti di cui 23 minorenni, vetrine di Louis Vuitton, Foot Locker e Sephora sfondate e saccheggiate è proprio il rapper di Rozzano che affida a Instagram e al canale di Pulp Podcast un lungo j’accuse contro i colleghi che hanno celebrato la rivolta. Nel mirino, senza citarli mai direttamente ma in modo trasparente, Marracash e Ghali. Marracash aveva scritto: “Con le buone non si cambiano le cose”. Ghali e Sayf avevano postato messaggi di vicinanza alle ragioni del corteo contro il carovita. La risposta di Fedez è al vetriolo: “Dentro le vetrine distrutte ci sono anche gli artisti che vi sostengono”. Il ragionamento parte da un’autocritica. “Conosco bene la parabola tipica del rap, che ti porta dal niente a esibire status symbol, perché l’ho vissuta tutta”, scrive Fedez ricordando il passaggio dalla periferia al mainstream, dagli anni senza soldi all’adrenalina di poter finalmente mostrare orologi di lusso, viaggi, abiti firmati. E qui il cortocircuito, secondo lui: “A promuovere quell’idea di vita e di successo ci siamo noi. Siamo noi che andiamo alle sfilate, postiamo gli orologi di lusso, i viaggi e i vestiti”. Come puoi, dice in sostanza, sostenere chi spacca la vetrina di Louis Vuitton se poi domani sei in prima fila alla sfilata diello stesso stilista? “Bravi ragazzi rompete l’ingranaggio, ma alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton” è la frase che sta girando ovunque. L’affondo finale è ancora diretto ai ragazzini: “Non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c’è nessun noi. È una gara a chi arraffa di più”. E ancora: “Vedo artisti che celebrano la protesta come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro”. “I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto per cercare di intercettare nuova audience”. Dall’altra parte, la replica non si è fatta attendere. Marracash, co-conduttore di Pulp con Fedez, ha risposto: “Aver fatto i soldi non mi impedisce di volere un mondo più equo”. Marracash ha rilanciato citando Federico Frusciante, difendendo l’idea che la rabbia non si possa giudicare dal salotto. Pro e contro i ragazzi: chi ha ragione? Questa lite dice più dei ragazzi di Milano di qualsiasi ordinanza. Ci sono due filoni chi è pro Fedez detta le ragioni della responsabilità. Fedez ha rotto un tabù. Il rap è nato come denuncia della strada, ma oggi è industria di lusso. È ipocrita, dice, alimentare nei 15enni il mito del: ”Ce l’ho fatta, guarda il mio Rolex” e poi fare il rivoluzionario quando quel 15enne, che il Rolex non se lo può permettere, spacca tutto. Il suo è un discorso di coerenza brutale: se vendi un sogno inarrivabile, non puoi stupirti se qualcuno decide di prenderselo a forza. E soprattutto, l’avvertimento ai ragazzi è paterno e sano: “Al vostro fianco non c’è nessuno”. Quando finirà il video TikTok, sarai solo con una denuncia per devastazione e saccheggio, mentre il rapper tornerà a San Siro. E poi c’è la ragione dei ragazzi l’altro lato. Marracash e Ghali non stanno giustificando il saccheggio di Foot Locker. Stanno dicendo: guardate cosa c’è prima della vetrina rotta. Un ragazzo di 16 anni che vede l’affitto a Milano a 1.400 euro per un bilocale, i genitori che non arrivano a fine mese, e su Instagram solo vite patinate. La rabbia è reale, anche se sbagliata nella forma. Ridurla a “e’ colpa dei rapper che mostrano i soldi” è una semplificazione comoda. In mezzo restano loro, i ragazzi. Che non sono né angeli di una nuova Resistenza né bestie da mettere in gabbia. Sono, come ha scritto il gip milanese Felice, “spaesati e spaventati” all’udienza, ma “euforici” davanti alla vetrina rotta. Fragili e violenti insieme.


