La Romania torna ad avere un governo dopo cinque mesi di incertezza politica. Il Parlamento ha accordato la fiducia all’esecutivo guidato dall’indipendente Luca Niculescu, composto prevalentemente da tecnici ma con una presenza significativa del Partito socialdemocratico (Psd), la principale forza politica del Paese. Il nuovo premier ha indicato subito la priorità del suo mandato: rilanciare l’economia e garantire risorse e investimenti.
«Voglio dire fin dall’inizio al popolo romeno che tipo di governo sarà: un governo che porta fondi e investimenti al Paese», ha dichiarato Niculescu al termine della prima riunione di gabinetto. Cinquantacinque anni, attualmente coordinatore del processo di adesione della Romania all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), è il quarto capo del governo nominato dal presidente Nicușor Dan dall’inizio di maggio, dopo la sfiducia all’esecutivo guidato dal liberale Ilie Bolojan.
La crisi è stata innescata proprio dal Psd, che aveva ritirato il sostegno al governo per contestare le misure di austerità, stringendo temporaneamente un’intesa con il partito nazionalista ed euroscettico Alleanza per l’unione dei romeni (Aur). Il leader socialdemocratico Sorin Grindeanu aveva quindi chiesto un premier esterno alla coalizione conservatrice e un cambiamento della politica economica. I precedenti tentativi di formare un esecutivo non avevano ottenuto i numeri necessari, mentre il presidente aveva escluso il ricorso alle elezioni anticipate, considerate un’ultima risorsa.
Lo stallo si è sbloccato la scorsa settimana, quando Grindeanu ha annunciato il sostegno a Niculescu, il cui governo comprende undici rappresentanti del Psd. Il Partito nazionale liberale (Pnl) di Bolojan, passato all’opposizione, non ha votato contro. L’esecutivo ha così ottenuto 280 voti favorevoli, ben oltre i 233 necessari e quasi cento in più rispetto al risultato raggiunto a fine settembre dal precedente tentativo.
La nuova squadra dovrà affrontare una situazione economica complessa. La Romania registra uno dei deficit pubblici più elevati dell’Unione europea in rapporto al Pil e la valuta nazionale, il leu, ha recentemente raggiunto un minimo storico rispetto all’euro. Ad agosto, inoltre, il Paese ha rischiato un declassamento del proprio merito creditizio, con possibili conseguenze sulla fiducia degli investitori.
Tra le priorità c’è anche la tutela dell’accesso ai fondi europei, compresi quelli del Dispositivo per la ripresa e la resilienza. Il Psd ha posto come condizione per il sostegno al governo l’approvazione entro il primo dicembre di una strategia per ridurre il deficit senza aumentare le imposte.
Resta però l’incognita della stabilità politica. Secondo diversi osservatori, la crescita dell’Aur, indicato da alcuni sondaggi come primo partito del Paese, potrebbe complicare il percorso del nuovo esecutivo. I media locali riferiscono inoltre che l’intesa tra le forze politiche potrebbe avere una durata iniziale di soli sei mesi. Le prossime elezioni parlamentari sono previste nel 2028.
