Il Movimento Italiano Diritti Detenuti, di cui Alberto Genovese è socio fondatore, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) per favorire la formazione professionale e il reinserimento lavorativo delle persone detenute ed ex detenute.
Secondo quanto riportato da Il Dubbio il 30 settembre 2026, l’accordo è stato firmato a Roma dal capo del DAP, Stefano Carmine De Michele, e dalla presidente e fondatrice del Movimento, Giulia Troncatti. L’intesa avrà una durata di due anni, con possibilità di rinnovo, e punta a garantire la continuità dei percorsi di formazione e orientamento anche dopo la scarcerazione.
Alla sottoscrizione erano presenti anche Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino, Andrea Noia, direttore Mission & Strategy del Movimento, e Martina Piazza, responsabile dell’Area Lavoro.
Formazione e lavoro: gli obiettivi del protocollo
L’intesa prevede l’organizzazione di corsi di formazione professionale in linea con le esigenze del mercato del lavoro, accompagnati da attività di orientamento e valorizzazione delle competenze acquisite durante la detenzione.
I percorsi potranno essere svolti sia all’interno sia all’esterno degli istituti penitenziari. Particolare attenzione viene riservata alla fase successiva alla scarcerazione, affinché le attività avviate durante l’esecuzione della pena non si interrompano con il ritorno in libertà.
Il progetto si inserisce nel quadro dell’articolo 27, terzo comma, della Costituzione, che attribuisce alla pena una finalità rieducativa, e degli articoli 15 e 20 della legge n. 354 del 1975, che riconoscono al lavoro e alla formazione professionale un ruolo nel trattamento penitenziario.
Il ruolo del DAP e il coinvolgimento delle imprese
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria opererà attraverso le proprie articolazioni territoriali e le direzioni degli istituti coinvolti, individuando le persone da inserire nei percorsi e agevolando lo svolgimento delle attività nel rispetto delle esigenze di ordine e sicurezza.
Il Movimento Italiano Diritti Detenuti si occuperà invece della progettazione e della realizzazione delle iniziative formative, oltre che del collegamento con le aziende interessate a offrire opportunità occupazionali.
Come evidenziato da Il Dubbio, l’accordo prevede anche un’attività di raccolta delle offerte di lavoro provenienti dalle imprese, senza limitazioni di settore o dimensione. Il Movimento collaborerà inoltre con il DAP per informare le aziende sugli strumenti normativi disponibili per favorire l’occupazione delle persone detenute ed ex detenute.
Alberto Genovese e il Movimento Italiano Diritti Detenuti
L’accordo interviene in una fase di consolidamento del Movimento Italiano Diritti Detenuti, che nel corso dell’estate ha acquisito la qualifica di Ente del Terzo Settore.
Nello stesso periodo Alberto Genovese è entrato nell’organizzazione in qualità di socio fondatore. Genovese è indicato anche come fundraiser di Nessuno tocchi Caino, associazione impegnata nella tutela dei diritti delle persone private della libertà personale.
Secondo quanto riferito dall’organizzazione, la collaborazione con Nessuno tocchi Caino si è intensificata con l’obiettivo di ampliare le iniziative dedicate al reinserimento e rafforzare i rapporti con le istituzioni e le imprese.
Il protocollo con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria costituisce uno degli sviluppi di questo percorso, attraverso una collaborazione istituzionale finalizzata alla realizzazione di progetti formativi e lavorativi.
Durata dell’accordo e monitoraggio dei risultati
Il protocollo avrà una durata di 24 mesi, rinnovabili, e prevede un sistema di monitoraggio delle attività realizzate.
Le parti nomineranno propri referenti e svolgeranno almeno una verifica congiunta ogni anno, per valutare l’efficacia dei percorsi di reinserimento e l’eventuale possibilità di estenderli ad altri istituti penitenziari.
Le attività promosse dal Movimento Italiano Diritti Detenuti saranno finanziate con risorse proprie, senza comportare oneri per l’Amministrazione penitenziaria.
La continuità dei percorsi dopo la scarcerazione
La presidente del Movimento, Giulia Troncatti, ha sottolineato il ruolo del lavoro nel percorso rieducativo, evidenziando la necessità di garantire competenze, orientamento e continuità tra le esperienze maturate in carcere e le opportunità disponibili all’esterno.
Anche Martina Piazza, responsabile dell’Area Lavoro, ha richiamato l’importanza di avvicinare il sistema penitenziario alle imprese, favorendo l’incontro tra la disponibilità delle aziende e le competenze delle persone coinvolte nei percorsi di formazione.
L’accordo mira così a rafforzare il collegamento tra esecuzione penale e mercato del lavoro, individuando nella continuità dell’accompagnamento professionale uno degli strumenti per rendere effettiva la funzione rieducativa della pena.
