Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è intervenuto ieri alla convention di ‘Sud chiama Nord’ a Roma — il giorno dopo la presentazione della manovra 2027 — affrontando un ampio ventaglio di temi: dalla sicurezza cibernetica fino ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente. Sulla legge di bilancio, che ha specificato di non aver letto, ha comunque sottolineato che nessun euro è stato tolto da altre voci per finanziare le spese per la Difesa.
Crosetto è rientrato nella notte da una missione che lo aveva portato in Norvegia, a Parigi e ad Helsinki. “Sono arrivato stanotte, stamattina ero al Casd e poi qua”, ha spiegato il ministro. “La vedrò e la leggerò”, ha aggiunto, riferendosi alla manovra.
Crosetto su spese militari e conflitto in Ucraina
Sul fronte del bilancio della difesa, Crosetto ha respinto la tesi secondo cui i fondi militari sottraggano risorse ad altri settori. “I soldi per la Difesa non sono tolti da nessuna parte: se non li metti a bilancio semplicemente non li hai”, ha dichiarato il ministro. “Sono fondi che sono stati concessi dall’Unione Europea esclusivamente per i capitoli della difesa e dell’energia”, ha precisato, definendo tali risorse “un modo per intervenire nella crisi economica” in quanto aggiuntive rispetto alle dotazioni ordinarie.
Sulla crisi ucraina, il ministro si è detto pessimista sui tempi. “Non vedo una soluzione prima della prossima estate”, ha affermato. Secondo Crosetto, Mosca “utilizzerà l’inverno come leva”, colpendo le infrastrutture civili per condizionare il conflitto nei mesi più freddi.
Sul tema degli aiuti militari a Kiev, il ministro ha smentito che l’Italia abbia trasferito denaro: “Finanziamenti noi non ne abbiamo mai dati, solo aiuti. L’Italia non ha dato soldi, abbiamo dato normalmente degli strumenti che sono serviti a difendersi”. Crosetto ha poi illustrato l’evoluzione delle richieste ucraine: “La richiesta adesso non è ‘ci date dei missili per colpire la Russia’, ma ‘ci date dei missili che fermino gli attacchi che subiamo’. Prima i droni russi erano intercettabili, fermavano il 90% degli attacchi. Adesso sono droni ad alta velocità e fermano solo il 10%”.
Il ministro ha poi respinto l’ipotesi di interrompere i pacchetti di aiuti: “Se domani l’Italia non dà il suo pacchetto non si ferma la guerra. Ma smettere significherebbe accettare l’idea che uno Stato, solo perché è più forte, possa conquistare un altro Stato. Io non l’ho accettato a Gaza e non l’ho accettato in Ucraina”. Sul nuovo decreto per l’invio di armi, Crosetto ha risposto in modo lapidario ai cronisti: “Non lo so quando sarà possibile”.
Medio Oriente e Stretto di Hormuz
Crosetto ha escluso nel breve termine una missione italiana nello Stretto di Hormuz. “Non penso ci sarà a breve una missione di pace ad Hormuz. Sul fronte iraniano temo purtroppo che possano esserci ulteriori screzi”, ha dichiarato. Il ministro ha poi sottolineato le ricadute economiche di una eventuale chiusura dei passaggi strategici: “Se bloccano lo Stretto di Hormuz o Bab el-Mandeb, il prezzo del gas o del petrolio sale a Palermo e in tutta Italia. La nostra vita quotidiana dipende interamente da un orizzonte geopolitico molto più ampio”.
Militari nelle città: “Meglio 10mila carabinieri addestrati”
Sull’operazione ‘Strade Sicure’, il ministro ha espresso riserve sull’utilizzo delle Forze armate per compiti di ordine pubblico. “Se al posto dei 7.500 militari che abbiamo adesso avessimo preso 10.000 carabinieri addestrati per quello, avremmo avuto almeno lo stesso risultato e una sicurezza più diffusa”, ha affermato. Crosetto ha evidenziato i limiti operativi dei militari impiegati in contesti urbani: “Ogni militare inviato all’ordine pubblico ha bisogno dell’autorizzazione del questore e del prefetto per autorizzare il manganello, lo scudo, lo spray. Ci abbiamo messo due anni per poter utilizzare delle manette solo attorno alle stazioni”. Il ministro ha però confermato la disponibilità del comparto: “Finché sarà necessario la Difesa parteciperà”.



