Bosnia, tragedia nei cieli, precipita elicottero militare italiano: 4 morti. Crosetto sul posto 

venerdì, 30 Ottobre 2026
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E’ caduto durante un volo di routine: a bordo 15 italiani, 11 i feriti. Morti due sergenti dell’Aviazione Esercito e due della Croce Rossa. Crosetto vola sul luogo della tragedia. Una missione di routine trasformata in tragedia. Un elicottero CH-47 Chinook dell’Esercito Italiano è precipitato ieri pomeriggio, a Gorice, nel distretto di Brcko, nel nord-est della Bosnia-Erzegovina. A bordo 15 italiani: 4 morti, 11 feriti. A comunicarlo in tarda serata il Ministero della Difesa. Le vittime sono il sergente Simone Ruggia e il sergente Claudio Marchesi, dell’Aviazione dell’Esercito, in servizio al 1° Reggimento Antares di Viterbo, e il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci, del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Il velivolo, secondo quanto ricostruito, stava effettuando un’attività addestrativa nell’ambito dell’operazione Eufor Althea, la missione Ue attiva dal 2004 per la stabilità della Bosnia dopo la guerra del ’92-’95. L’elicottero si è schiantato in un’area rurale, spezzandosi in tre parti. Nessun civile coinvolto, nessun danno a infrastrutture. Gli 11 feriti sono ricoverati tra Brcko e Tuzla, nessuno di loro è in pericolo di vita. Questa mattina il ministro della Difesa Guido Crosetto raggiungerà la Bosnia con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, e un’équipe di medici specialisti. Eufor Althea ha aperto un’inchiesta per accertare le cause. L’ipotesi del decollo fallito, riferita dall’ambasciatrice a Sarajevo Sarah Castellani, è al vaglio degli investigatori. L’Italia guida attualmente la missione con il generale Maurizio Fronda. Nel teatro bosniaco opera un contingente di 150 militari su base 151° Reggimento Sassari, a cui si aggiunge il distaccamento elicotteri del 4° Reggimento Altair di Bolzano. Non è una guerra, e proprio per questo fa più male. Eufor Althea è la missione dimenticata, quella a bassa intensità che l’Italia comanda e che tiene insieme la fragile architettura di Dayton. Questa tragedia ci ricorda tre verità scomode. Primo: la pace costa quanto la guerra. Volare basso sui Balcani, 30 anni dopo Srebrenica, è ancora un’operazione di sicurezza nazionale per l’Europa. Se salta la Bosnia, salta il fianco sud-est della Nato e dell’Ue.Secondo: il modello italiano di peacekeeping è unico al mondo perché mette insieme casco e croce rossa, pilota e infermiere, Antares e soccorritore. Sono morti insieme un aviatore e una soccorritrice: è il simbolo della nostra Difesa umanitaria. Terzo: i Chinook CH-47F sono macchine vecchie e indispensabili, l’osso della schiena della nostra proiezione. L’inchiesta dovrà dire se è stato un errore umano, un guasto o un fattore ambientale, ma la domanda politica resta: stiamo dando abbastanza risorse a chi mantiene la pace a 180 km da Sarajevo, mentre guardiamo tutti a Ucraina e Medio Oriente? Oggi non è il giorno delle polemiche. È il giorno del lutto per Ruggia, Marchesi, Zecchillo e Procacci.

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