Gli agricoltori italiani tra sussidi e accordi. Ecco la verità

venerdì, 30 Ottobre 2026
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Il caro gasolio infiamma ancora una volta le proteste degli agricoltori italiani. Ma mentre la politica discute di carburante, l’agricoltura italiana invecchia e gli investimenti non tengono il passo. E se stessimo cercando di risolvere il problema sbagliato?

Già nel 2024 gli agricoltori scesero in strada per protestare contro il caro gasolio e l’ambientalismo europeo. Oggi, dopo due anni, la storia si ripete e le stesse immagini vengono trasmesse su tv nazionali e giornali nostrani. Analizzando i dati però, questi raccontano di un settore, quello agricolo, in sofferenza ormai da anni per problemi strutturali e molto più profondi.

Il caro gasolio ha certamente colpito le aziende agricole italiane negli ultimi anni, ma è diventato anche una cortina di fumo: concentrandosi solo su di esso, si è perso di vista lo stato di salute reale del settore.

Quando si parla di agricoltura solitamente ci troviamo davanti due schieramenti: da una parte quelli del “basta sussidi ad un settore ormai che campa di aiuti di stato” e dall’altra “è tutta colpa dell’Europa e dei suoi accordi commerciali”.

Analizzando i dati però, i problemi risultano essere molto più complessi, difficilmente riconducibile a questa contrapposizione. Secondo i dati Eurostat, i sussidi all’agricoltura italiana valgono 6,4 mld di euro contro i 9,5 mld di Francia ed i 6,6 mld della Germania. Se visti poi in rapporto alla produzione agricola, tuttavia, le differenze si riducono sensibilmente: i sussidi rappresentano l’8,7% per l’Italia, l’8,4% per la Germania e il 10,4% per la Francia. Questi numeri non ci dicono quanto le singole aziende dipendano economicamente dagli aiuti pubblici, ma evidenziano un dato importante il livello di sostegno all’agricoltura italiana è sostanzialmente in linea con quello degli altri grandi Paesi europei. Il ricorso ai sussidi, dunque, non sembra rappresentare un’anomalia italiana, quanto piuttosto una caratteristica comune del settore agricolo europeo.

Dall’altra parte invece i numerosi accordi commerciali europei, come il  Mercosur, hanno dato alle aziende italiane la possibilità di aprirsi a nuovi mercati extraeuropei e allo stesso tempo di ricevere clausole di salvaguardia, fondi di compensazione e Tutela delle Indicazioni Geografiche.

Questo non significa che i sussidi e gli accordi commerciali siano privi di criticità, ma che concentrarsi solamente su questi aspetti rischia di lasciare in secondo piano problemi altrettanto importanti e ben radicati nel settore agricolo italiano. Due, in particolare, meritano attenzione: il mancato ricambio generazionale e l’insufficienza degli investimenti.

Il primo è demografico, quasi un imprenditore agricolo su due ha più di 65 anni (Eurostat, 2023) mentre gli under 40 sono appena il 7,9% contro il 20,7% francese (dati Istat ed Eurostat, 2023).

L’altro è economico, in Italia gli investimenti netti, secondo l’Eurostat, sono negativi dal 2016, in particolare segnano un -15 miliardi nel periodo 2016-2024. Nonostante questo dato negativo, non è vero che gli agricoltori italiani non investono ma non lo fanno a sufficienza rispetto al tasso di invecchiamento del capitale fisso: capannoni, trattori, etc.

Non è da escludere poi che i due problemi siano uno causa dell’altro portando le aziende ad essere piccole e poco strutturate economicamente proprio per una semplice questione di anzianità. Un’azienda il cui titolare è anziano avrà meno propensione ad aggregarsi ed ingrandirsi preferendo un approccio sicuro nell’immediato e fortemente avverso a ogni tipo di rischio.

 C’è da chiedersi quindi se il gasolio rappresenti solo una minima parte di quelli che sono i problemi che affliggono l’agricoltura italiana e di cui ormai da troppi anni la politica italiana fa finta di occuparsi.

Non è che stiamo pagando il pieno di gasolio per trattori che nessuno guiderà fra qualche anno?

di Marco Lombardo

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